Freduzzu

Fra la Sicilia e l’Irlanda, passando per Roma

Jun
28


A Dublino non ci sono metropolitane, ma un trenino urbano, la Dart. Serve le zone piu’ centrali e alcune periferie, e da qualche tempo il servizio e’ stato ampliato con la Commuter, seconda linea della Dart. I treni sono puntuali (a differenza degli autobus), e per spostarsi da Castleknock (dove vivo io, fuori dal centro) a Connolly station (la stazione piu’ importante nel cuore della citta’), ci vogliono circa venti minuti, con una buona frequenza di treni soprattutto al mattino.

Ma oggi l’ente nazionale per le ferrovie irlandesi (Iarnrod Eireann) ha annunciato il piano per la realizzazione della prima linea della metro, che dovrebbe notevolmente ampliare il servizio. I lavori dovrebbero cominciare nel 2010 e finire nel 2015, quindi niente di troppo vicino.

A me interessa raccontare un aspetto particolare della vicenda, e che riguarda le modalita’ con cui questo progetto e’ stato comunicato. Lasciamo quindi da parte il giudizio sull’idea della metro, sulla durata dei lavori, o sui trasporti a Dublino in genere (che non sono favolosi comunque :-).
Sui giornali di oggi, infatti, e’ comparso un grande annuncio che, pubblicizzando il progetto della prima linea di Dart underground, invitava i cittadini a prendere parte a due assemble pubbliche utili per decidere dove costruire le stazioni.

Benche’ infatti il tracciato sia gia’ deciso (la metro dovrebbe toccare le Docklands, passare sotto il Liffey, arrivare a Cristchurch e poi continuare verso fuori), l’ente ferroviario vuole sviluppare un confronto con chi poi il servizio lo dovra’ utilizzare, cioe’ i cittadini che si spostano con la Dart in citta’, e con i residenti che magari vedranno spuntarsi una stazione sotto casa.

Lo trovo un esempio di civilta’. Quando una societa’ deve decidere qualcosa di importante per il proprio assetto urbanistico, deve trovare dei momenti di discussione che rendano tutti partecipi alla defizione dei parametri giusti per i progetti da realizzare. Se devono scavare sotto casa vostra, insomma, e’ giusto che vi chiedano di esprimervi e magari vi ascoltino.

Guardiamo all’Italia, e all’esempio della Tav in Val di Susa. Non si discute, ma si manda la polizia in assetto di guerra. La gente non ci sta, e occupa i cantieri. Alla fine, l’opera viene rimandata, e ci abbiamo guadagnato solo in stress.

Ora, non so come funzionera’ qui, se davvero ci sara’ una discussione aperta e vera. Ma il fatto che possa esserci non e’ male.

  1. June 29, 2007 at 11:48 am
    Anonymous

    Certo caro fredo, la possibilità che ci sia il confronto è già qualcosa ma il punto è proprio questo:capire se l’incontro con la gente ci sarà davvero e se non sarà solo di facciata;una società che, prima di costruire la metropolitana, discute con i singoli condomini mi sembra un po’ troppo utopico…
    ma forse sto solo diventando troppo disincantato e tu invece cominci a risentire dell’aria nuova che respiri, come è giusto che sia :)
    Allora tienici informati su questa vicenda e su tutto il mondo verde in cui ti muovi…
    E non smettere mai di guardarti attorno.

    Nico

  2. June 30, 2007 at 05:45 pm
    Anonymous

    Certo Nico, è tutto da vedere. Oltretutto, come dicevo, non è che qui i trasporti brillino per funzionalità. Ma stupisce che il primo annuncio relativo al progetto inviti la gente a partecipare.
    Vedremo….
    ciaooo
    fredo

  3. July 1, 2007 at 07:09 pm
    Anonymous

    la libertà è partecipazione, o no?

  4. July 3, 2007 at 09:34 am
    Anonymous

    Caro Fredo, attendo sempre con impazienza le tue novelle d’Irlanda.
    La questione in questione (ah, ah..)ovviamente potrebbe essere un gran segno di civiltà come di raffinata demagogia. Ma sta di fatto, come sottolineavi tu con l’esempio della Tav, che nello Stivaletto alla deriva il problema neanche se lo pongono. In culo al cittadino senza tante perifrasi, come ha fatto scuola lo Psciconano. Non che la fumosità della “ragion di stato” di prima repubblica fosse meglio, a mio avviso. Per quanto trovo molti nostalgici d’una classe dirigente che, pare, magnasse ma sapendo quantomeno stare a tavola.

    Non so… sarò un congenito qualunquista, ma guardarsi indietro tanto quanto guardarsi attorno, non fa che alimentare istinti di fuga dalla Terra dei cachi. Le cose vanno cambiate dal di dentro, dicono? Ma mi chiedo quanta speranza e/o voglia di cambiamento abbia questo “popolo dissociato ormai da secoli, la cui soave saggezza gli serve a vivere ma non l’ha mai liberato”?

    Con affetto,
    Sor

  5. July 3, 2007 at 10:38 am
    elide

    Sono contenta perchè mi sembra di capire che tu stia meglio…

    io cosi cosi, ma continuo ad aspettare….

  6. July 4, 2007 at 08:21 am
    Anonymous

    Si, infatti sta tutto a vedere quanto reale sara’ la discussione. Ma e’ anche vero che noi, da bravi italiani, tendiamo sempre a non fidarci (e la nostra storia ci giustifica), e pensiamo dietro queste aperture ci sara’ sempre la fregatura.
    Io non so se le cose possano essere cambiate da dentro, Sor Vichi; ma penso di avere prima bisogno di cambiare il mio modo di vedere le cose per poi potere avere un impatto reale suolla societa’ che mi circonda. Forse e’ anche per questo che sono partito.
    Un abbraccione a tutti
    fredo

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