Freduzzu

Fra la Sicilia e l’Irlanda, passando per Roma

Nov
4



Andrew Bird

Alla fine mi sono fatto autografare il biglietto, visto che lui era così tranquillo e disponibile dopo il concerto al Tripod. Ma quello di Andrew Bird è stato un concerto con luci ed ombre.
Musicista tecnicamente impeccabile, suona chitarra e violino praticamente ad occhi chiusi; si presenta sul palco con una formazione molto ridotta (batterista e bassista), e attacca con un brano di “Weather System”, uno dei suoi primi album.
Subito dopo parte con ” The Fiery Crash”, prima traccia del recente, e bellissimo, “Armchair Apocrypha”. Sono proprio i brani dell’ultimo lavoro, dal sapore più rock e diretto, i più riusciti del concerto.
I testi, così come le sue movenze sul palco, sono spesso pieni di ironia, mentre la voce arriva a ricordare in alcuni episodi il migliore Jeff Buckley. I brani mostrano la bravura compositiva di Bird, ma dal vivo viene fuori uno dei difetti solo in parte percepibile nei lavori in studio, cioè la sua leziosità. Bird si compiace, nonostante si schermisca agli occhi del pubblico, e finisce con il trascinare per le lunghe diversi pezzi, esagerando nelle parti solistiche al violino. Sono proprio quelli di “Weather system” a risentirne, risultando a volte stancanti; decisamente meglio le composizioni nuove, in cui Bird riesce a mettere in mostra un grande talento. Bello, molto bello, pure troppo. Meglio su disco.

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