Archive for December, 2007
In una scena de “La meglio gioventù”, Luigi Lo Cascio e i suoi due amici,all’indomani del conseguimento del diploma di maturità, discutono del loro futuro lavorativo, e sono fiduciosi per come le cose andranno.
Nel 2007 ho preso coscienza di molte cose che non mi fanno essere positivo nei confronti del mio paese, diversamente da come potevano esserlo i miei genitori o persone di 20 anni nel 1970.
Mi sono reso conto che l’Italia, che spesso difendiamo a spada tratta come dei vecchi i loro ricordi d’infanzia, è vecchia, isolata, rassegnata. Non tutta, sarebbe una stupida esagerazione. Ma l’andazzo, l’umore generale, quello che viene fuori nelle discussioni con tutta la gente che conosco, non è bello.
Sono cresciuto viziato, coccolato di mille e uno comfort, e per questo potenzialmente ingenuo. Speranzoso, forse intimamente convinto, che il mio posto fosse il migliore del mondo.
Oggi ho altre opinioni. Vedo la bellezza, la generosità nella gente, i paesaggi stupendi, la grazia dell’anima di un mare di gente; quello che credo base della nostra cultura.
Ma vedo altro, e in quantità maggiore. Mi accorgo di l’avarizia e piccolezze. Dello sfruttamento gratuito delle potenzialità. Dei ritardi nei pagamenti. Delle promesse non avverate. Delle bocche piene di enfasi e dei fatti vuoti.
Questa non è l’Italia che conoscevo, e non è quella che speravo di vivere. Quando ci tornerò, avrò bisogno di cuffie di marca buona. Dovrò proteggermi il cervello dai troppi sermoni di fine anno.
Buon Natale a tutti, di cuore.
Quando abbiamo passato il confine era già buio, e quindi non mi sono quasi reso conto di essere arrivato in Nord Irlanda. Fa strano però pensare che un’isola abbia dentro una seconda nazione, con lo stesso nome ma quell’aggettivo, nord, a significare che quel posto è, almeno in parte, diverso dal resto.
I segnali non sono immediati. Al confine non c’è nessun controllo, e se non fosse per le targhe gialle (britanniche) e il pedaggio dell’autostrada in pound, non ci si accorgerebbe di averlo passato.
Verso le 23 arriviamo a Ballintoy, paesino di una ventina di case, una chiesa, un ostello ed un pub, in mezzo alla più verde delle campagne irlandesi. Quando mi alzo al mattino, mi rendo conto di avere davanti prati verdissimi, poche pecore, e uno strapiombo sul mare con un’isola-scoglio davanti. Da Ballintoy ci spostiamo poi a Ballycastle, più grande (i pub infatti saranno almeno una decina) e proseguiamo per Morlough Bay. La spiaggia è stupenda, rocciosa. In serata passiamo da Bushmills, piccolissima e famosa per il whiskey più buono d’Irlanda (Jameson? Puah….), ed è qui che vedo per la prima volta il piccolo ufficio della polizia locale completamente blindato, circondato da telecamere, con il filo spinato in cima alle reti di protezione; anche gli altri dei paesi vicini sono ancora cosi, resti di un passato di violenze nascoste a covare dietro le porte delle case grigie, sotto il cielo plumbeo.
A Ballycastle ci aspetta un pub pieno di gente che si accorge della nostra presenza diversa da quella dei soliti avventori. Al momento di andarcene, tutti ci augureranno buon viaggio. Paul, un omone dai capelli lunghi grigi e la faccia da Beatles, mi darà pure un abbraccio più che fraterno (era ubriaco pesante), raccomandandomi di fare sempre attenzione per strada.
Poi, le Giant’s Causeway; quest’ammasso di scogli esagonali e quadrati, che sembrano scolpiti da mano umana e che si protraggono nel mare; la leggenda vuole che li abbia gettati in mare un gigante che doveva attraversare il mare fra l’Irlnda e la Scozia per trovare l’amore. Ma si deve essere arreso presto.
Quando torniamo a Ballycastle, tutti abbiamo bisogno di prelevare dei pound ad un bancomat. E ci accorgiamo che in Irlanda del Nord tutte le banconote sono diverse perchè ogni banca emette le proprie: 5, 10 pound, possono avere colori e disegni diversi, a seconda che siano emessi dalla Bank of Ireland, dalla Bank of England, o da altre.
L’Irlanda del Nord è sempre Irlanda. Ma si respira un passato di frammenti.
L’altro giorno, nel mezzo di una riunione, qualcuno ha tirato fuori “Catania”, descrivendola come un “piccolo centro della Sicilia”. L’ambiente era informale e io, preso da un improvviso senso di orgoglio, mi sono alzato per precisare “…di medie dimensioni, non piccolo”. Risate, l’ambiente era proprio rilassato.
Poi ci ho pensato dopo. Si diventa più orgogliosi a stare lontani dalla propria terra, che è sempre la più bella del mondo, in fondo.

Per arrivare all’RDS, cioè il centro fieristico di Dublino che si trova a Ballsbridge, nel sud, prendo la DART intorno alle 7. I concerti in Irlanda cominciano solitamente presto. Visto che non so di preciso come arrivare, decido di seguire l’orda di gente sul trenino e mi avvio verso Merrion Road. Arrivato ad un incrocio, tiro dritto. A un certo punto comincio a notare che tutte le persone intorno a me sono ragazze irlandesi, età fra i 15 e i 25 anni: badate, non è una situazione così fortunata, se considerate che le irlandesi, o molte di loro, amano vestirsi da confetto, cioè vestitini corti e scintillanti, super alla moda (trash), e spesso sono un pò in carne, per non dire cicciotte. Molte di queste stilose indossano anche delle orecchie di peluche con luci rosa o un cappellino da cowboy con peluche rosa pure questo. Comincio a pensare che sia strano che queste vadano a vedere gli Interpol…va bene che paese che vai abitudini musicali che trovi, ma davvero stento a crederlo. Sempre più incredulo mi avvio verso l’ingresso, e giusto per scrupolo chiedo al controllore: “Ma qui suonano gli Interpol?”, “No, qui suona Rihanna, gli Interpol suonano nel padiglione centrale”. Sollevato, mi dirigo verso il mio concerto.
Gli Interpol arrivano sul palco intorno alle 9.30, con una grande immagine tratta dalla copertina dell’ultimo “Our love to admire” che troneggia alle loro spalle. Attaccano con “Pioneer to the Falls”, e i primo 30 minuti passano con molti dei brani più famosi, fra cui “Evil” e “Slow hands”. Ma c’è qualcosa che manca sul palco: il gruppo suona e scalda il pubblico, ma sembra venire meno la perfezione geometrica che rende “Antics” e “Turn on the bright lights” due album imperdibili. In particolare, sembra che ogni tanto ritmica e chitarre non vadano esattamente alla stessa velocità. Le cose migliorano decisamente quando il gruppo attacca “No I in threesome”, forse il brano migliore dell’ultimo album. E poi “PDA”, “Stella was a driver” e molti altri pezzi famosi. Il pubblico risponde bene, ma a me resta qualche perplessità. Confermata, o meglio aggravata, dal fatto che gli Interpol, dopo appena un’ora di concerto salutano ed escono. Tornano poi sul palco per suonare altri tre brani (fra cui la buona “NYC”). Un concerto con alti e bassi, ma in definitiva troppo corto. Poco per un gruppo di questo calibro, e soprattutto per il prezzo del biglietto.
Oggi è giorno di traslochi. Il primo riguarda la mia nuova stanza, e lo ho appena completato.
Il secondo, quello che progettavo da un sacco di tempo, è quello del mio blog: non più freduzzu.blogspot.com, ma semplicemente www.freduzzu.com.
Perchè? Sono convinto che questo blog possa essere più flessibile dato che lo gestisco completamente io, e potrò lavorare meglio su design, struttura e contenuti. Visto che tutto è ancora in via di assestamento, fatemi sapere che ne pensate, se vi fa schifo, se vi piace, se cambiereste colore, cosa vi piacerebbe trovarci oltre ai miei post.
Di nuovo ci sono le pagine, che riempirò col tempo di contenuti più stabili e organizzati; il motore di ricerca interno; i feed aggiornati con feedburner; un design un pò più pulito, e altre cose che sperimenterò col tempo. Il blog l’ho realizzato con Wordpress, basandolo su piattaforma Mysql.
Fra poco il vecchio indirizzo vi reindirizzerà automaticamente al nuovo, dove comunque ho già spostato tutti i post e i commenti pubblicati da quando il blog è nato.
Per tutti quelli che generosamente mi linkano, una piccola preghiera: cambiate il link sui vostri siti, in modo che chi naviga verso il mio indirizzo possa arrivare in maniera più diretta evitando il reindirizzamento.
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Infine, voglio dare il benvenuto nella blogosfera a Garabombo.net, che si propone come magazine dai contenuti aggiornati, aperto al contributo di chi voglio parlare di cultura, Acireale, musica, politica, di quella “lotta invisibile” che sembra così necessaria.
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