Una delle cose belle di Dublino è la varietà dell’offerta di musica dal vivo. Ogni sera decine di locali offrono concerti di ogni tipo, e mi capita abbastaza spesso di andare a sentire suonare un gruppo che fino a poche ore prima non avevo neanche sentito nominare.
Così ieri sera sono andato con degli amici a sentire, a scatola chiusa, gli Efterklang, gruppo danese, alla Button Factory. Ci sono voluti 30 secondi, ed ero già preso dalla musica suonata da questa mini orchestra di otto elementi che usa computer, piano elettrico, tromba,flauto, violino, chitarra, basso, batteria, sintetizzatori, campanacci e percussioni. Uno spettacolo impressionante.
Gli Efterklang si presentano in scena con camicia bianca e pantaloni marroni, ricordando vagamente i Kraftwerk. Hanno le facce pulite, da bravi ragazzi. E suonano benissimo. Nel giro di poco costruiscono trame complesse, ricche, che suonano spesso drammatiche. Ma dal vivo, a differenza degli album che ascolto in questo momento (Under Giant Trees), sanno essere vivaci, ironici. Ricordano a volte i Mum, ma suonano tanto in analogico, con una precisione da orchestra.
Ho letto da qualche parte che definiscono la loro musica post-rock cinematografico. Non so se sono d’accordo. Probabilmente non me ne frega niente. Mi interessa solo che ieri ho ascoltato qualcosa di veramente bello, e molto, molto originale.
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