Archive for June, 2008
Il Donegal si trova nella parte nord-ovest della Repubblica d’Irlanda, ed è considerata da molti come la zona più selvaggia e naturale di tutta l’isola. Ci sono andato due settimane fa insieme a quattro amici, in macchina. La strada da Dublino è lunga, circa 4 ore, più le 2 che abbiamo perso a causa di un incidente. La prima notte l’abbiamo passata a Donegal City, carina e piccolissima, dove abbiamo trovato ad accoglierci la sgnora dell’ostello in vena di scherzi (ha finto di avere perso la nostra prenotazione quando siamo arrivati) e un pub con suonatori di musica tradizionale circondati da facce simpatiche e bicchieri di Guinness. Il primo giorno abbiamo visitato Ardara e Maghera, che ha una spiaggia bellissima, e siamo andati a dormire nella triste cittadina di Buncrana (davvero la più brutta vista qui fino ad ora).
Ma la delusione della sera si è trasformata, il giorno dopo, in meraviglia assoluta non appena siamo arrivati nella penisola di Inishowen: la spiaggia di Five Strand è uno spettacolo che spero di non dimenticare mai, con il promontorio verde, la laguna azzurra e la sabbia finissima; e poi Malin Head, cioè la punta più a nord di tutta l’Irlanda, dove ci siamo seduti sul promontorio a guardare l’oceano.
Il Principe, invece, cioè Bonnie “Prince” Billy, sono andato a vederlo suonare sabato scorso al Vicar Street. Prima di andare ho ascoltato parecchio il nuovo “Lie down in the light”, ma il concerto si è rivelato più folk del previsto. I musicisti sembravano usciti da una cartolina degli States rurali di 50 anni fa, e anche gli arrangiamenti rivelavano una svolta “tradizionale” più forte di quanto mi aspettassi. Il concerto è cominciato con l’ottima “Where is the puzzle”, e via via tutto il nuovo album intervallato da qualche pezzo più vecchio. Nonostante la qualità e la bravura del nostro, tuttavia, sono rimasto un pò tiepido per buona parte del live. Ho capito che preferisco il Bonnie di “I see a darkness”, più scuro e tagliente, al nuovo, più solare e rustico. La parte migliore, per me, è stata quella finale, quando il gruppo ha suonato di fila “Strange form of life”, “I see a darkness” e “I’ll be glad” lasciandosi finalmente andare a qualche schitarrata più generosa ed elettrica. Ma nel complesso, comunque, posso dirmi soddisfatto.
Post a parte meriterebbe il concerto di Iron e Wine, che ho visto a maggio. Vediamo se riuscirò a ricordarmi abbastanza da scriverne.
Il video di questa settimana di “Passaparola”, di Marco Travaglio, mi è sembrato particolarmente interessante.
In poche frasi, e sicuramente con un tono duro, Travaglio fornisce la sua interpretazione degli ultimi anni di politica italiana.
Va bene che finora non abbiamo giocato grache’ bene. Va bene che l’Olanda ci ha massacrato, e che non siamo i migliori in questo europeo. Va un po’ meno bene che Toni si mangi almeno quattro gol in 90 minuti. Ma siamo passati e per ora quasi quasi mi accontento.

Il pub era pieno di magliette arancioni, e la scoppola di ieri non me la dimenticherò facilmente, come mezza Italia.
Non so perchè sin dall’inizio avvertivo qualcosa di strano, forse mi sentivo a disagio in quel posto strapieno di gente, per larga parte proveniente dai paesi bassi. I primi minuti se ne sono andati via abbastanza tranquilli, ma dopo il primo gol la sofferenza è stata bestiale, sembrava potessero segnare ogni volta che avevano la palla fra i piedi.
A chiudere, il messaggio dell’amico olandese che ti chiede, dopo tre pappe, “want one more?”. Ora non pensiamoci più, interiorizziamo.
Non è che non ci penso. E’ che mi riesce difficile scriverne. Il declino, o forse sarebbe più corretto dire la fine dell’Italia che conoscevamo, e che ingenuamente consideravo un paese bello e vitale, è un argomento spiazzante, più grande di quanto si possa immaginare.
La mia sensazione, che cerco di ancorare ai fatti per essere realistico e non inutilmente esagerato o sentimentale, è proprio quella di una fine. Fine dell’ingenuità, fine della tolleranza, ma fine anche della spazzatura nascosta sotto il tappeto. Perchè il tappeto sta finendo e la spazzatura traborda.
Fine anche della solidarietà, e fine della ricchezza. In Italia tantissimi ragazzi si fanno lo sgambetto per un posto di lavoro da fame, e sono costretti a diventare meschini. I tanti che non lo diventano ne soffrono quotidianamente. Molte persone continuano a morire nei cantieri, dove lavorano per poco e senza protezione.
L’inflazione corre, e i dati Istat, questi numeri freddi, non fanno altro che constatare con ritardo situazioni già in atto da tempo. Situazioni per cui le persone soffrono da tanto.
La camorra, la mafia, la ‘ndrangheta sempre più forti e impunite, che trafficano e avvelenano un paese. Industrie che smaltiscono rifiuti tossici in campagna.
Troppe cose, troppi dati, e bugie. Certezze poche, a parte l’affetto per tutto ciò che abbiamo sempre amato, e che vediamo soffrire.
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