Il Donegal si trova nella parte nord-ovest della Repubblica d’Irlanda, ed è considerata da molti come la zona più selvaggia e naturale di tutta l’isola. Ci sono andato due settimane fa insieme a quattro amici, in macchina. La strada da Dublino è lunga, circa 4 ore, più le 2 che abbiamo perso a causa di un incidente. La prima notte l’abbiamo passata a Donegal City, carina e piccolissima, dove abbiamo trovato ad accoglierci la sgnora dell’ostello in vena di scherzi (ha finto di avere perso la nostra prenotazione quando siamo arrivati) e un pub con suonatori di musica tradizionale circondati da facce simpatiche e bicchieri di Guinness. Il primo giorno abbiamo visitato Ardara e Maghera, che ha una spiaggia bellissima, e siamo andati a dormire nella triste cittadina di Buncrana (davvero la più brutta vista qui fino ad ora).
Ma la delusione della sera si è trasformata, il giorno dopo, in meraviglia assoluta non appena siamo arrivati nella penisola di Inishowen: la spiaggia di Five Strand è uno spettacolo che spero di non dimenticare mai, con il promontorio verde, la laguna azzurra e la sabbia finissima; e poi Malin Head, cioè la punta più a nord di tutta l’Irlanda, dove ci siamo seduti sul promontorio a guardare l’oceano.
Il Principe, invece, cioè Bonnie “Prince” Billy, sono andato a vederlo suonare sabato scorso al Vicar Street. Prima di andare ho ascoltato parecchio il nuovo “Lie down in the light”, ma il concerto si è rivelato più folk del previsto. I musicisti sembravano usciti da una cartolina degli States rurali di 50 anni fa, e anche gli arrangiamenti rivelavano una svolta “tradizionale” più forte di quanto mi aspettassi. Il concerto è cominciato con l’ottima “Where is the puzzle”, e via via tutto il nuovo album intervallato da qualche pezzo più vecchio. Nonostante la qualità e la bravura del nostro, tuttavia, sono rimasto un pò tiepido per buona parte del live. Ho capito che preferisco il Bonnie di “I see a darkness”, più scuro e tagliente, al nuovo, più solare e rustico. La parte migliore, per me, è stata quella finale, quando il gruppo ha suonato di fila “Strange form of life”, “I see a darkness” e “I’ll be glad” lasciandosi finalmente andare a qualche schitarrata più generosa ed elettrica. Ma nel complesso, comunque, posso dirmi soddisfatto.
Post a parte meriterebbe il concerto di Iron e Wine, che ho visto a maggio. Vediamo se riuscirò a ricordarmi abbastanza da scriverne.
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June 27, 2008 at 09:00 pm
mado… i see a darkness, la sto ascoltando adesso.
quanto ci sarei stato bene con la mia birra tra le mani a trasudare malinconia.
prima o poi arriverò fredo, so che lo detto tante volte, ma arriverò.
cy -
June 28, 2008 at 11:38 am
Cireè ma conoscevi la versione di “I see a darkness” di Johnny Cash????
Che scoperte il sabato mattina…prova a fare una ricerca su http://www.seeqpod.comE a quanto pare fu il buon vecchio John a fare una cover del pezzo di Bonnie Prince Billy : “Johnny Cash’s American III: Solitary Man (2000) included a recording of Will Oldham’s “I See A Darkness” (from the album of the same name), for which Oldham provided background vocals.” da wikipedia.org
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