Premessa. Dopo questo post, cercherò di diminuire drasticamente il numero di post riguardanti la situazione politica ed economica italiana. Per diversi motivi, che magari elencherò quando li avrò più chiari.
Ieri il blog di Beppe Grillo ha pubblicato un post dal titolo “Sicilia“. Leggo abbastanza spesso il blog di Grillo; ne apprezzo l’impegno e molti dati interessanti. Mi convincono meno alcune analisi e alcune delle conclusioni che propone. Nel caso del post sulla Sicilia, credo nella bontà delle intenzioni ma vorrei sottolineare alcuni elementi.
A conclusione del post, si dice “L’Italia non ha fatto bene alla Sicilia. Forse, da sola, la Sicilia può risorgere. Con l’Italia, questa Italia, può solo affondare.”.
Questa, a mio avviso, è una conclusione poco utile.
Sono siciliano e profondamente orgoglioso di esserlo. Come la maggior parte della gente che conosco e che viene dalla mia regione, mi considero altrettanto italiano, ed altrettanto orgoglioso di esserlo. Si potrebbe obiettare che c’è poco di che essere orgogliosi di essere italiani, o anche siciliani, in questi anni. Io invece penso che se il paese sia a pezzi è proprio perché manca l’orgoglio di chi il paese lo compone.
Ridurre l’Italia a un gruppo di tribù divise tra di loro è l’obiettivo di chi l’Italia l’ha rovinata, e parlare di Sicilia autonoma in termini banali è uno sbaglio piuttosto grossolano. Il populismo facile, le conclusioni affrettate, le banalità dettate da reazioni d’orgoglio momentanee non contribuiscono a risolvere i problemi; aiutano solo a peggiorare l’esaurimento nervoso.
Credo sia antiquato parlare in termini di tribù quando ci riferisce a un popolo. I siciliani non sono una nazione, non lo possono essere. Così come non lo possono essere i padani. O i romani, i sardi, i campani, i pugliesi. Dobbiamo renderci conto che giocare sulle divisioni di un popolo aiuta solo i demagoghi, chi fa populista di mestiere. In un mondo che permette scambi comunicativi immediati da una parte all’altra del pianeta dovremmo riuscire a fare meno di categorie interpretative vecchie, che definiscono parti di un popolo per dividerle.
Io penso, sono profondamente convinto, che l’Italia debba ripartire dal Sud. E non perché il Sud è bello o perché c’è il mare. Ma perché è a Sud che l’Italia deve affrontare e sconfiggere i propri demoni. Bisogna conoscere il male, che è composto da mafia, ndrangheta, camorra, corruzione, ignoranza, immobilismo sociale, e combatterlo a viso aperto. Bisogna conoscere i propri demoni per poterli affrontare. Non è facendo appello all’esorcismo del campanilismo che otterremo un paese migliore. Non chiudiamoci a riccio. Smettiamola di sparare banalità su chi viene dal villaggio accanto al nostro.


Catania…
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6b76e15d-a80b-465e-9531-131a194e030b.html?p=0
Posted by rObErTa on March 16th, 2009.
Sottoscrivo in pieno!
Posted by gabriele on March 16th, 2009.
Mi trovi d’accordo come al solito, caro Fredo! (Ma quanto sono banale…) La questione sud (mi viene in mente un libro mai letto di Giorgio Bocca che faceva bella mostra nella libreria di mia nonna: “Profondo Sud, male oscuro”) non solo per uno sprovveduto conoscitore come il sottoscritto, temo resti avvolta dalla nebbia oltre che dalla tragicità: quel circolo vizioso che lega (e legava in modo ancora più evidente fino ai rampanti ’80) gli aperitivi di Milano e i ministeri di Roma (sto semplificando brutalmente, passamelo) alle valige di cartone di Palermo. Insomma, finché farà sufficientemente comodo mantenere la fame e le sue redditizie conseguenze, continuerà inevitabilmente ad imperare il “tutto cambi perché niente cambi”.
“E partiva l’emigrante…”
Posted by Sor Vichi on March 19th, 2009.