Mi ritrovo ad aprire le pagine dei giornali on line la mattina e a provare, durante il caricamento, una strana attesa fra ansia e desiderio di trovare l’ennesima notizia da prima pagina con arresti eccellenti, scandali e corruzione.
Non mi fa piacere leggere queste notizie. Eppure le aspetto. E da qualche settimana a questa parte, puntuali, arrivano.
A confermare quello che la testa e la pancia ci dicono da un sacco di tempo, da tanti anni, a dare forma a quei ragionamenti che riempiono i nostri discorsi, i nostri arrovellamenti da persone che non si riconoscono nella società che li ha cresciuti.
Gli ultimi 15 – 20 sono stati, per l’Italia, gli anni dello sciacallo. Quelli cioè di una serie di esseri che hanno sbranato un altro corpo in difficoltà fino a rosicchiarne la carogna. Sono gli anni dei contratti precari, del lavoro in cambio di voti o di semplice adulazione, anni di minacce, di leggi infami, di mafiosi imprenditori, di politici schiavi e di ladri in cravatta, anni in cui siamo stati, tutti, presi continuamente per il culo.
Molti ci sono cascati, ci hanno creduto, alle favole tristi che ci hanno venduto. Io no , e neanche il 95% delle persone che frequento e che conosco. Rivendico il diritto a scacciare lo sciacallo.

