Posts by Alfredo.

Forza Azzurri

Brancher, neo ministro senza deleghe in fuga dal processo,  si lamenta: gli italiani sono incacchiati per la Nazionale e se la pigliano con me. Da bravo tifoso, Brancher è rimasto incredulo e intristito come noi per l’eliminazione dal mondiale.

Ma del resto, brocchi i giocatori, brocchi l’allenatore, brocchi i Brancher. Viva la terra dei cachi.

Magma e Mizzica

L’estate porta bel tempo e buone nuove: abbiamo pubblicato la lista dei corti selezionati per l’edizione 2010 di Magma mostra di cinema breve.

Il festival si svolgerà dal 22 al 25 luglio ad Acireale, nel Chiostro di San Domenico.

Pochi giorni fa abbiamo anche lanciato la versione italiana di Mizzica.com, un negozio di dolci tipici siciliani. Vi consiglio anche di seguirci sul nostro blog sulla sicilia e di visitare la nostra pagina Facebook.

Slán leat

Le mie valigie non ne possono più di aspettare, e allora ho deciso di onorare il mio contratto nei loro confronti.

Si parte, slán leat Irlanda, slán leat Dublino.

Dopo 3 anni, vado via da questo paese e avrò tempo e modo di rimettere insieme pezzi di storie e ricordi, sommare e sottrarre, dividere per capire, rivedere le cose con una luce diversa.

Le mie prossime tappe sono già delineate, con la capitale d’Europa alle porte e una fermata di quelle buone ai box di casa mia.

Dublin soccer at sportsco

Nel frattempo, il buon Principe ha pubblicato un nuovo album e io lo ascolto mentre penso che sono contento.

Ristoranti e parrucchieri

Oggi sono andato a tagliarmi i capelli.

Con mia sorpresa, a tagliarmeli non è il solito tipo ma una signora rumena, sulla cinquantina, un pò matrona, con i capelli biondi tinti e la faccia simpatica. Capisce subito che sono italiano e ci mettiamo a parlare.

Mi dice che Dublino non le piace, anzi le fa schifo, e che invece lei ha vissuto in Italia, nel nord, e quelli si che erano bei posti, e si faceva una vita migliore. Le chiedo se le manchi la Romania, e lei mi dice di no; in compenso, le manca un sacco l’Italia.

Visto che mi sembra così fissata, le faccio qualche domanda da italiano ansioso e forse un pò complessato su temi come il razzismo degli italiani nei confronti dei rumeni:

Io: “Ma come ti trovavi con gli italiani? E’ vero che a volte sono un pò cattivi, chiusi?”
E lei: “Ma si, no, cattivi, buoni, un pò di tutto”
Io: “E dove lavoravi?”
Lei: “Ho fatto un pò tutto, ristorante, pizzeria…”
Io: “Ah ok. E poi sei venuta in Irlanda”
Lei: “Si si, poi ristorante ha bruciato…”

Resto interdetto.

Io: “…bruciato?”
Lei: ” eh…si, lui proprio stronzo, non pagava mai…poi ristorante ha bruciato…”

Comincio a temere per i miei capelli.
Ma il taglio viene bene, lei mi saluta quasi con affetto ché finalmente ha parlato un pò d’italiano dopo tanto tempo, pago e vado.

The National are back

I The National stanno per rilasciare il nuovo album, che si intitolerà High Violet.
Ho provato poche volte un’emozione cosi forte nel sapere dell’arrivo di un nuovo album: quel misto di curiosità, ansia e certezza di potere ascoltare qualcosa di bello.
The National sono infatti, a mio parere, una delle cose migliori in assoluto nel panorama musicale attuale.
Alcuni brani del nuovo album sono disponibili in anteprima sul NY Times .

Qui invece il sito della band e un pò della loro storia su ondarock.

Questo è il video di uno dei nuovi brani, Bloodbuzz Ohio.

Dove vi eravate persi?

Elio e le storie tese lo dicevano già ai tempi di Cicciput: tornate insieme. Ora che lo avete fatto, confesso di non riuscire a fare a meno di cantare Viva Cangaceiro!

Vinales – Trinidad

L’autopista, cioè l’autostrada, comincia quasi all’improvviso, senza casello o segnaletica. Stiamo andando a nord, a Vinales, dove si trova una enorme valle coltivata a tabacco e circondata da montagne che fanno parte di un grosso parco naturale.

Si capiscono delle cose, a viaggiare sull’autopista. La prima, che le macchine a Cuba sono davvero poche. Siamo praticamente soli per lunghi tratti di strada, se si escludono le mucche, i cavalli e i rispettivi padroni che attraversano da una carreggiata all’altra senza farsi problemi. Le poche macchine moderne in giro sono quelle noleggiate dai turisti. La segnaletica è inesistente, ma in compenso abbondano i poster di propaganda che inneggiano alla rivoluzione, al Che, a Fidel. L’autopista, come ci spiega la Lonely Planet, faceva parte di un progetto faraonico che avrebbe dovuto unire la città di Pinar del Rio, a nord, a Santiago, sud, passando per L’Havana. Il progetto era faraonico, come si intuisce dai tratti a quattro corsie, ed era finanziato dall’URSS. L’autopista si interrompe nel mezzo del paese: era il 1991 quando, all’improvviso, i soldi finirono, insieme all’Unione Sovietica.

Autopista, Cuba
Autopista, Cuba

Vinales è piccola, ma la nostra casa particular è molto accogliente. La vecchina che ci vive con i figli prepara una cena indimenticabile, con pollo, patate e probabilmente i migliori fagioli neri di tutto il viaggio (a Cuba si mangiano sempre riso e fagioli neri, con quasi tutti i piatti).

L’indomani andiamo a esplorare il parco nazionale, a cavallo. Con noi c’è una guida che ci spiega che i cavalli non hanno praticamente bisogno di istruzioni: ogni cavallo è, infatti, “semi-automatico” secondo lui. In pratica, conoscono così bene il percorso che anche dei turisti europei che il cavallo lo vedono solitamente in foto non hanno da preoccuparsi. Ed è davvero così, fatta eccezione per Jean-Yves, che monta su Caramelo, cavallo che si diverte a fare le bizze e piantare qualche morso sul collo dei suoi colleghi. La gita è bella, e alla fine passiamo a trovare un campesino che produce sigari. Come tutti gli agricoltori a Cuba, vende tutto ciò che produce direttamente allo Stato, ma ha diritto a conservare una piccola parte di tabacco; ci fa vedere come si prepara un sigaro, come lo si  chiude con un pò di miele, e ci offre un caffè. Ce ne andiamo con svariati pacchi di sigari fatti a mano e qualche bottiglietta ripiena di caffè.

Horse, Vinale
Horse, Vinales

Lasciamo Trinidad il giorno dopo, per tornare a L’Havana, dove troveremo finalmente i nostri bagagli. Facciamo un giro in città la sera e andiamo a dormire. Il giorno dopo, infatti, si parte con destinazione Trinidad.

Dublino – Havana

La giornata comincia male, quando capiamo che Air France ha cancellato, causa maltempo, il nostro volo da Dublino a Parigi, dove dovremmo imbarcarci per l’Havana. Io e Alex (Paolo e Jean-Yves sono già a Cuba) abbiamo zaini carichi di roba sulle spalle e poche ore di sonno visto che il volo è presto la mattina.
Dopo alcune ore di attesa, la fortuna comincia ad aiutarci: la tipa che lavora al banco informazioni di Air France a Dublino è italiana, ci prende in simpatia e ci dice di aspettare: potremmo riuscire a imbarcarci sul volo successivo per Parigi, sempre che parta. Ma il volo è in overbooking. Continuiamo ad aspettare in mezzo a una folla di gente nella nostra condizione, fino a quando la tipa, stressata, ci fa cenno di andare al gate: è riuscita a infilarci in business class. Non ci crediamo, almeno fino al momento in cui non saremo sull’aereo con le cinture allacciate.
Lasciamo gli zaini al check-in e corriamo per prendere il volo. Atterrati a Parigi, il nostro aereo resta fermo un’ora sulla pista senza parcheggio, mentre ci dicono che il volo per L’Havana è stato spostato alle 16.35; sono le 16.25 quando scendiamo dall’aereo.
Ora, non so se avete presente Charles de Gaulle. E’ infinito. Prendiamo un autobus per il terminal giusto, e arriviamo intorno alle 16.40, facciamo il check-in e via verso Cuba.

Malecon, Havana

Malecon, Havana

Naturalmente ci hanno perso il bagaglio. Dopo quasi 24 ore di vole e almeno 3 di attesa per le valigie, decidiamo di andare alla nostra casa particular e richiamare l’indomani l’aeroporto.

La casa di Carlo e Yeni si trova nel Vedado, un vecchio quartiere residenziale dove la bellezza è ancora ben presente tra le facciate decadenti degli edifici, in mezzo alle strade mezze scassate ma piene di bolidi anni ’50 di importazione americana. Yeni ci accoglie con calore, ci chiede del viaggio, e ci rilassiamo mentre raccontiamo del viaggio.

Il giorno dopo, a L’Havana c’è il sole. Ed è così forte che ci si scotta subito, soprattutto dopo mesi di inverno irlandese. La città ti accoglie bene, tutto ti incuriosisce, e per ogni Chevrolet o Buick che vedi la sorpresa è sempre uguale, e grande.

Yellow car Havana Cuba

Yellow car in Old Havana

La giornata scorre tra camminate, strade piene di gente, sole. Finiamo a mangiare da Dona Julia, nella città vecchia. Ci sono 4 tavolini, diverse statuette di Buddha,  poi un altarino con: una statuetta di Gesù, quella di un indiano, due cani, tre bottiglie vuote di birra. E un quadro, con un dipinto eccellente: una tigre, un leone, una amazzone a petto nudo nel mezzo della giungla. Il riso con fagioli e il maiale sono squisiti. La Cristal diventerà da questo momento la mia birra preferita. I sigari, al rientro all’ora del tramonto sul Malecon, il lungomare di Cuba, mi faranno completamente scordare del bagaglio.

Próxima Estación

See you in two weeks.

Gli anni dello sciacallo

Mi ritrovo ad aprire le pagine dei giornali on line la mattina e a provare, durante il caricamento, una strana attesa fra ansia e desiderio di trovare l’ennesima notizia da prima pagina con arresti eccellenti, scandali e corruzione.

Non mi fa piacere leggere queste notizie. Eppure le aspetto. E da qualche settimana a questa parte, puntuali, arrivano.

A confermare quello che la testa e la pancia ci dicono da un sacco di tempo, da tanti anni, a dare forma a quei ragionamenti che riempiono i nostri discorsi, i nostri arrovellamenti da persone che non si riconoscono nella società che li ha cresciuti.

Gli ultimi 15 – 20  sono stati, per l’Italia, gli anni dello sciacallo. Quelli cioè di una serie di esseri che hanno sbranato un altro corpo in difficoltà fino a rosicchiarne la carogna. Sono gli anni dei contratti precari, del lavoro in cambio di voti o di semplice adulazione, anni di minacce, di leggi infami, di mafiosi imprenditori, di politici schiavi e di ladri in cravatta, anni in cui siamo stati, tutti, presi continuamente per il culo.

Molti ci sono cascati, ci hanno creduto, alle favole tristi che ci hanno venduto. Io no , e neanche il 95% delle persone che frequento e che conosco.  Rivendico il diritto a scacciare lo sciacallo.