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Ora che è tardi, e ti scrivo

Ora che è tardi, e che ti scrivo, la lampada accesa sul caminetto spento, vedo il tuo sorriso nella foto del mio matrimonio, e ti vedo poggiare la tua mano sulla mia spalla.

Vorrei dirti che provo ora a spiegarti tutto, a condensare in frasi anni di vita, di amore e di emozioni, di viaggi e di distanze, di cose che non saremmo mai riusciti a trasmetterci con semplici parole.

Ma sono le piccole cose, mamma.

Il caffè che preparavi la mattina, quando ero ancora a letto e tu mi chiamavi per dirmi che era pronto, ed io che ti prendevo in giro per quell’unica volta in cui, anni prima e per sbaglio, al posto dello zucchero avevi messo il sale.

Le finte botte che minacciavi, ridendo, di darmi quando facevo il supponente o l’adulto navigato. Mi dicevi sono sempre tua madre, e possono suonartele ogni volta che lo ritengo giusto. Poi nascondevi il viso tanto soddisfatto da questa battuta.

Mi struggeva vederti al balcone, nei pomeriggi d’estate, quando aspettavi di vedere l’auto che mi portava in aeroporto scomparire in fondo alla strada, e mi salutavi con la mano e con l’anima.

E scherzavo sempre, con papà, sulla telefonata che arrivava così puntuale appena atterrato: non avevo il tempo di accendere il telefono, ne avevi già fatte tre o quattro a vuoto prima di trovare la linea e riuscire a chiedermi se fossi arrivato.

Mi innamoravo a vederti sorridente. E quando ti rabbuiavi, mi intestardivo fino a litigare, perché non sapevo accettare di vederti affaticata, o solo pensierosa.

Quanto ho faticato, però, a capire la lezione più grande, su come capire gli altri aldilà della ragione. Tu hai sempre saputo mescolare l’amore e la pazienza, l’intelligenza e l’intuizione. E io, che mi perdevo dietro problemi che credevo insormontabili, solo adesso comincio a intuire quanto semplice sia l’amore.

Sai, sotto casa sono tornati a farsi vedere i conigli. Li avevo dati per scomparsi, con tutte quelle case nuove e il verde dei giardini lasciato ad appassire. Tornerò sempre a guardarli, ogni volta che sarò a casa. E ti penserò ancora sorridente ad aspettarmi sul balcone.

 

 

Colleoni

Eravamo in quattro, era l’inizio dell’estate ma il cielo era grigio, come la sopraelevata che per la prima volta sembrava cosi vicina.

All’ingresso del grande palazzo col cortile non trovammo subito la nostra palazzina, la B. Una volta dentro, l’ascensore per arrivare al settimo piano, l’ultimo.

Beppe de Maglie venne ad aprirci, era in compagnia dell’agente immobiliare, e con fare piuttosto formale ci accompagnò nella visita della casa. La cucina, con vista sopraelevata, il bagno con la vasca invece della doccia, l’ingresso e le stanze con mobili che raccontavano di vite di un’altra epoca.

Stanza numero 1 con vista cortile, ingresso, stanza singola e poi la stanza con il balcone: de Maglie ci pensa su, indica il la rete senza materasso da letto doppio, e sale in cattedra: “Ecco, poi qua ce potete mettere er letto doppio, ‘ncaso che volete gioca’ a ‘ncularella”. Sarebbe stato l’inizio di una storia casalinga lunga anni. La casa, ancora prima di discutere il contratto, era già nostra.

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Io, Nicola, Luca, Daniele e Lorenzo di ritorno da Barcellona. L’organigramma era già completo.

Prima di andare via per l’estate cominciammo il trasloco, con super Mario Chiarenza capace di portare, con il nostro sostegno stentato, una lavatrice su per le scale fino al pianerottolo di casa nostra.

Nel frattempo ci eravamo accorti che dalla finestra di fronte alla stanza numero 1 (che sarebbe stata mia e di Nicola) proveniva una discreta caciara: 4 scalmanati, in seguito noti come Ale, Edo, Ciro e Tom, e la loro amica Maddalena.

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La casa era grande abbastanza per farci sentire quasi dei signori: le abitudini di Via dei Marsi, con Luca capace di dormire fino alle 2 del pomeriggio, Nicola che chiedeva di abbassare il volume la sera quando andava a letto per primo, Daniele in cucina per preparare l’ennesima fagiolata, Lorenzo sempre innamorato, ed io a fare la parte del preciso quando la pila di piatti sporchi nel lavandino impediva la preparazione anche di un solo modesto piatto di pasta con olio e parmigiano, erano sane e salve.

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Ci volle poco a capire che casa di via Colleoni avrebbe funzionato per buona parte dell’anno da ostello. Il divano nell’ ingresso, in realtà un accrocco traballante di pezzi di letto e divano, ospitava sempre un amico, un’amica, due amici e amici di amici. Le amiche intime, quelle finivano per dormire nella stanza singola, che in un modo o nell’altro si liberava sempre nei momenti importanti. La storia della stanza “scannapapere” meriterebbe un racconto a parte.

Ci fu chi si accampò per mesi, chi per poche ore. A tutti veniva però chiesto un modesto contributo: una fototessera che potesse andare ad arricchire l’organigramma di una casa accogliente e tendenzialmente cazzara. Non tutti ci stavano, molti la fototessera non l’avevano al momento giusto, ma alla fine l’organigramma divenne realtà. Con a capo, naturalmente, i padroni di casa.

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Era pomeriggio, avevo poco o nulla da fare, il giorno che Lorenzo mi chiamò dalla Sicilia. Era andato a casa per alcuni giorni. “E’ tornato, Fredo”. Poche parole per dirmi che il male che lo aveva colpito tempo prima si era ripresentato. Lorenzo se ne andò il 27 maggio 2005, la sera. La mattina dopo, senza capire il senso delle cose, mi sarei laureato.

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Le presenze femminili in casa non si limitavano alle amicizie ed alle conquiste. L’epoca delle coinquiline avrebbe visto passare, in ordine sparso: Sophie, tedesca allegra ed energica; Cristina, ragazza sarda con tendenze un tantino dark; Francesca, contessa tedesca; una tipa romana di cui non ricordo il nome, ma che viveva tappata in camera e a nostra insaputa manteneva, sempre in camera sua, il suo ragazzo smilzo e simpatico come uno zerbino.

Un giorno Cristina, fresca di fidanzamento con un giovanotto della zona dei Castelli, si svelò in vena di confidenze: le chiesi come andava la nuova storia, che sembrava averle finalmente regalato un sorriso. Lei rispose: “è una relazione devastante” . Stavano insieme da 3 giorni.

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Con Edo, Ale, Ciro e Tom cominciammo a sfidarci a calcetto. Casa De Maglie contro casa loro. Erano decisamente più forti, e di solito si finiva col perdere. Un giorno però venne fuori che la parrocchia di San Leone organizzava un torneo di calcetto, e le nostre due squadre non avevano abbastanza giocatori per iscriversi: nacque cosi, fra una Peroni e una pasta preparata da Edo, il Lokomotiv Colleoni, ancora oggi famoso per avere regalato rari momenti di esaltazione sportiva ai suoi componenti e ad una sparuta rappresentanza di supporter che includeva, fra gli altri, Samantina (il cane di Marco, divenuto intanto il nuovo coinquilino dei vicini al posto di Maddalena) e Nicola, che non giocava ma credeva fermamente in noi.

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Il gruppo degli abitanti di via Colleoni era col tempo destinato ad allargarsi: mentre io, Luca e Daniele cominciavamo a mettere in atto quella che Tom definì una volta, in una mail, “una diaspora che non si sa se e quando mai finirà”, Gio, Gabriele, Antonio si univano, poco a poco, alla comunità di casa Colleoni. Nicola restava a guardia delle tradizioni: tutto cambiava perchè nulla veramente cambiasse.

Ed infatti ognuno di noi, credo di poterlo dire senza molti dubbi, ha continuato a sentirsi a casa ogni volta che, mettendo piede a Roma, andava a stare per uno o più giorni al settimo piano di via Colleoni.

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A fine luglio 2014 Nicola e Antonio abbandoneranno definitivamente la casa in via Colleoni. Certo, arriveranno altri ragazzi, la casa verrà messa in affitto. Ma resterà qualcosa d’altro, alla fine di questo ciclo. Un sentimento di storia collettiva che abbraccia gli anni, li rende pieni di senso e ci fa sentire uniti. Con tante storie da raccontare.

Elezioni, rabbia e altre idee

Dopo quasi 24 ore di malessere totale, al limite della devastazione, mi ritrovo a guardare con più calma al risultato di queste elezioni e dello stato in cui il paese da cui vengo e a cui prima o poi tornerò si trova.

PD.

Le cause della sconfitta del Partito Democratico e dei suoi alleati non vanno cercate nel boom del movimento 5 stelle, o nel ritorno di Berlusconi, o nella presenza di Monti, Ingroia e chissà chi altro. Esiste un responsabile, unico e solo, di questa disfatta: si chiama PD.

Si scrive PD e si legge arroganza, distacco dalla vita reale, incapacità di comprendere. Si legge inciucio, legge sul conflitto di interessi mai fatta. Ancora, si legge D’Alema, Penati, Crisafulli (almeno fino a due mesi fa).

Il PD, o meglio il centrosinistra in generale, dovrebbe incarnare ideali di eguaglianza, attenzione per il sociale, equità ed onestà: sfido chiunque sia dotato di un briciolo di senso critico a contestare il fatto che il PD, e i partiti da cui è nato, abbia tradito nettamente questi principi.

M5S

Chiamateli impreparati, incapaci, seguaci ingenui di un leader populista, vaghi e approssimativi: i rappresentati del movimento 5 stelle hanno un pregio che la stragrande maggioranza dei politici nostrani non ha mai posseduto: sono persone vere. Non sono ignoranti, anzi, secondo studi autorevoli hanno un livello di istruzione più alto della media nazionale. Si sono presentati dal nulla mettendo al centro della propria proposta il buon senso.

Commetteranno mille errori. Dovranno affrancarsi della figura del capo. Al momento, sono però riusciti a mandare in soffitta l’idea che la politica sia un gioco di pochi, vecchi e corrotti nella maggioranza dei casi, compiacenti e lenti nel migliore dei casi.

Dite pure quel che volete, ma senza movimento 5 stelle, il PD non si sarebbe mai posto il problema degli impresentabili da escludere dalle liste.

Ancora non vi capacitate? Davvero non accettate che abbiano preso una valanga di voti? Davvero non ve l’aspettavate?

Mi auguro che questa gente sappia ora parlare ed interloquire con il resto delle forze sociali e politiche. Rifiutare qualunque tipo di dialogo sarebbe pericoloso per il paese e fondamentalmente sbagliato.

Berlusconi

Esiste un’Italia di merda. E’ quella che fa più rabbia, perchè dopo 20 anni di ruberie e scandali, se ti ritrovi a votare Berlusconi e Lega sei, forse, un corrotto o uno schiavo che ne guadagna qualcosa. Oppure sei un ignorante. Magari povero, magari solo e abbandonato: condizioni che però non devono per forza convivere con la meschinità d’animo, presupposto fondamentale a mio giudizio di ogni singolo voto dato a Silvio Berlusconi, Lega Nord, Fratelli d’Italia e compagnia bella.

Ora.

Ecco, ci provino pure PD e PDL a formare il governo di unità nazionale. Se mai lo faranno, sarà giusto che scompaiano presto dal panorama politico, il PD prima del PDL. Nulla potrà più scusare il centrosinistra se cadrà nella tentazione dell’inciucio estremo. Mi verrete a dire che è una necessità, ci vuole stabilità. Mi dispiace, non lo accetto. Preferisco la rivoluzione ad una vita passata a prenderla in culo.

Oppure ci provi il PD, per una volta, ad essere umile, ammettere di non averci capito nulla delle tragedie della società italiana. E provi poi a convincere i rappresentanti di M5S, che tengono il coltello dalla parte del manico, a collaborare su pochi temi chiari: diminuzione degli sprechi, legge sul conflitto di interessi, sostegno alle fasce più deboli. Mantenendo al contempo saldo il timone della nave Italia che naviga nelle acque tempestose della crisi finanziaria ed economica.

E’ uno sforzo titanico. Ed è il contrappasso per lo sfascio di cui il centrosinistra si è reso corresponsabile. Dovesse farcela, potrebbe persino cambiare e riprendere ad essere motivo di speranza per chi li ha sempre votati in buona fede.

Dovesse, il centrosinistra, preferire per l’ennesima volta l’arroganza, sarà il caso di prepararsi alla sua fine definitiva. Senza rimpianti.

Le classifiche di fine anno- 2012

Arriva l’ultimo dell’anno e le classifiche invadono giornali, blog, siti, profili online.

Mi piace, piuttosto, pensare a quelle cose che mi sono sembrate fondamentali, perché ora che senza troppo sforzo cerco di pensare all’anno passato, vengono a galla da sole, e senza un ordine preciso.

- Il viaggio in Tunisia. Un paese stupendo, che mostra un Mediterraneo dai ritmi diversi, più antichi, e forse anche più profondi, a chi si voglia lasciare trascinare. Il mercato di Tunisi.

- Sentimento, gozzo indomito che a dispetto di anni ed acciacchi continua a far navigare i suoi marinai migranti durante le mattine limpide dell’estate, quando l’Etna visto dal molo di Stazzo si tinge di rosa.

- “Cesare deve morire”, dei fratelli Taviani.

- “Le semplici cose” di Vinicio Capossela, cover di “Las simplas cosas”.

- www.europei-di-calcio-2012.com, cioè il sito che ha reso ancora più speciali gli Europei 2012. La squadra dietro il sito, le partite a casa a Bruxelles, i visitatori che crescono ogni giorno.

- I risultati sul lavoro, o almeno, alcuni di questi.

- il compleanno di mio padre, la famiglia che festeggia.

- la visita a mio fratello a Milano.

- Magma 2012.

- la casa nuova di Bruxelles che ci ha accolto subito in maniera calorosa. Il trasloco e la fatica.

- le ansie e le paure di chi mi sta accanto, e pure le mie.

- I dolori della scomparsa che non sono riuscito a capire.

- amici lontani e vicini. E le mangiate col vino buono.

- tutto il resto che non ricordo

The Dude abides

Mi capita spesso, soprattutto quando torno in Italia, di parlare del mio lavoro e soprattutto dell’ambiente di lavoro. MI ritrovo, infatti, ad essere uno dei due soli italiani in una compagnia di diverse centinaia di persone, a maggioranza tedesca e belga. Ma sarebbe ora troppo impegnativo mettere mano a quel post che mi immagino da tempo, con frasi intelligenti e considerazioni illuminate sull’Europa di oggi (frasi che mi balenano in mente e spariscono pochi secondi dopo lasciando spazio ad una amichevole pigrizia).

Allora no, l’argomento di oggi, dopo una pausa dalla scrittura sul blog cosi considerevole, non potrebbe che essere dedicata al Drugo, o meglio al Dude. The Big Lebowski, per essere chiari.

A distanza di tempo rivedo le gesta di the Dude, con il veterano schizzato Walter e il fragile Donny, i nichilisti tedeschi in sella alle loro moto, il Lebowski quello ricco, Bunny Lebowski che gira pellicole porno nel tempo libero, Jackie Treehorn che quelle pellicole le vende, Jesus che slinguazza la palla da bowling.

E mi ritrovo perfettamente in sintonia con Drugo, quando dice al tassista che gli Eagles di Hotel California lo fanno cagare. Lunga vita ai Creedence.

Ed è bello sapere, come dice il cowboy a chiusura della storia, che una persona come Drugo è li fuori, in giro: “It’s good to know he’s out there, the Dude. Taking her easy for all us sinners”.

Lunga vita al Drugo, e a chi lo ha sempre visto come un eroe amico.

Good time for a change

2010 meant a new life in a new city, a new job and some nice trips. Some bad moments but also time to think. It meant change. And  good time with friends and people I care about: no matter how far we are, we’ll never be apart.

2011, for all of this, teach me to be grateful.

I feel good

Ritrovarsi con un 3 all’inizio della cifra dei propri anni ti fa pensare di essere finalmente entrato nella fase della maturità calcistica. E dunque l’esordio sui campi in erba di periferia a Bruxelles.

Per tutto il resto, ci sono birra amici e musica.