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The National

Probably the band i love the most. For sure the best live i’ve been so far in Dublin.

Songbird – musica in evoluzione

Oggi voglio descrivere un programma che ho installato dal poco sul computer e che già apprezzo tantissimo.
Si chiama Songbird ed è realizzato da Mozilla. Songbird è un media player che porta avanti di anni luce la gestione e la fruizione di file multimediali (e quindi in primo luogo musicali) relegando i vari Media Player e ITunes in serie b.

Dunque, perchè tanto entusiasmo? Songbird gestisce le librerie di file musicali con un’interfaccia semplice, e al tempo stesso molto ricca. Oltre alla traccia in ascolto, il programma presenta un’immagine dell’album in ascolto, una suddivisione dei file per album, per artista e per genere.

Ma poi, soprattutto, attraverso la funzione MashTape raccoglie informazioni sul web sull’artista in ascolto; tutto ciò avviene in tempo reale, e mentre ascoltate un brano Songbird farà comparire un tab con bio e discografia, album, recensioni, foto e video dell’artista in questione. I contenuti vengono presi da Youtube, Last.fm, Flickr, Amazon etc.  In basso a destra è poi possibile attivare lo scrobbling di Last.fm, che è la funzione attraverso cui last. fm capisce cosa l’utente sta ascoltando per poi costruire un profilo e suggerirgli musica di suo potenziale interesse.

Ancora, fra le funzioni più utili che ho trovato, la possibilità di inserire l’add-ons di Seeqpod, di cui parlo qui.  Dunque all’interno del vostro media player sarà possibile ascoltare, gratis, tracce musicali presenti sul web senza bisogno di aprire il browser. E’ anche possibile accedere a Shoutcast e sintonizzarsi su migliaia di radio on line.

songbird

Ma in generale, la cosa bella di Songbird è il fatto di essere un programma aperto, che tutti possono contribuire a sviluppare (stessa filosofia di Firefox). Dal tema grafico all’add-ons che cerca i testi della traccia in ascolto, Songbird è di gran lunga il media player più versatile. Ci sono sicuramente degli errori da correggere (come alcuni codec video mancanti, o i risultati delle info sugli artisti), ma per il momento preferisco concentrami sugli aspetti positivi. Provatelo.

I dischi de il Vilipendio

Il mio compare Robida ha cominciato a pubblicare la sua classifica dei dischi migliori dell’anno. Consigliatissima.

Requiem

E’ morto Richard Wright, tastierista dei Pink Floid. Domani, tutta la discografia di un fiato.

Riposi in pace.

Il Donegal e il Principe

Il Donegal si trova nella parte nord-ovest della Repubblica d’Irlanda, ed è considerata da molti come la zona più selvaggia e naturale di tutta l’isola. Ci sono andato due settimane fa insieme a quattro amici, in macchina. La strada da Dublino è lunga, circa 4 ore, più le 2 che abbiamo perso a causa di un incidente. La prima notte l’abbiamo passata a Donegal City, carina e piccolissima, dove abbiamo trovato ad accoglierci la sgnora dell’ostello in vena di scherzi (ha finto di avere perso la nostra prenotazione quando siamo arrivati) e un pub con suonatori di musica tradizionale circondati da facce simpatiche e bicchieri di Guinness. Il primo giorno abbiamo visitato Ardara e Maghera, che ha una spiaggia bellissima, e siamo andati a dormire nella triste cittadina di Buncrana (davvero la più brutta vista qui fino ad ora).

Donegal - Malin Head

Ma la delusione della sera si è trasformata, il giorno dopo, in meraviglia assoluta non appena siamo arrivati nella penisola di Inishowen: la spiaggia di Five Strand è uno spettacolo che spero di non dimenticare mai, con il promontorio verde, la laguna azzurra e la sabbia finissima; e poi Malin Head, cioè la punta più a nord di tutta l’Irlanda, dove ci siamo seduti sul promontorio a guardare l’oceano.

Il Principe, invece, cioè Bonnie “Prince” Billy, sono andato a vederlo suonare sabato scorso al Vicar Street. Prima di andare ho ascoltato parecchio il nuovo “Lie down in the light”, ma il concerto si è rivelato più folk del previsto. I musicisti sembravano usciti da una cartolina degli States rurali di 50 anni fa, e anche gli arrangiamenti rivelavano una svolta “tradizionale” più forte di quanto mi aspettassi. Il concerto è cominciato con l’ottima “Where is the puzzle”, e via via tutto il nuovo album intervallato da qualche pezzo più vecchio. Nonostante la qualità e la bravura del nostro, tuttavia, sono rimasto un pò tiepido per buona parte del live. Ho capito che preferisco il Bonnie di “I see a darkness”, più scuro e tagliente, al nuovo, più solare e rustico. La parte migliore, per me, è stata quella finale, quando il gruppo ha suonato di fila “Strange form of life”, “I see a darkness” e “I’ll be glad” lasciandosi finalmente andare a qualche schitarrata più generosa ed elettrica. Ma nel complesso, comunque, posso dirmi soddisfatto.

Post a parte meriterebbe il concerto di Iron e Wine, che ho visto a maggio. Vediamo se riuscirò a ricordarmi abbastanza da scriverne.

Riassunto breve

Un bel pò di roba, in queste due ultime settimane.

Innanzitutto, 4 (oh, dico 4!) miracolosi giorni di sole caldo e zero nuvole qui a Dublino. Penserete che è primavera e dunque non si tratta di nulla di incredibile. Ma nel paese della Guinness, il sole è una rarità nascosta, che si rivela dopo intensi inverni di preghiere. Per celebrare l’arrivo del sole, abbiamo organizzato un mega partitone di calcetto sul prato libero di Ringsend Park, non lontanto dall’ufficio. Pulvirenti offre una buona prova ma sbaglia troppo sotto porta: in rodaggio.

Poi, il concerto di uno dei migliori batteristi al mondo: ladies and gentlemens, mr. Tony Allen , in uno spettacolo dal nome Brasilintime: fra gli ospiti, Madilib, Dj Nuts e altri. Accompagnatore al concerto, oltre a una ciurma di amici/colleghi, il prode Angelo Fichera, compagno di ventura dai tempi di Scarti (per chi non lo sapesse, Scarti è un cortometraggio, o meglio una serie di 4 cortometraggi, che diedero il via al “fenomeno” Scarti poi divenuto associazione – ma è una storia lunga).

Sabato scorso, visita alla ridente località di Glendalough. Per raggiungere la località, Pulvirenti e Fichera noleggiano una Golf Wolkswagen al modico prezzo di 21 euro per una giornata. Pulvirenti non teme la guida al contrario e si lancia. A fine giornata, la macchina è intera e i nostri contenti della gita.

Fichera è in grande spolvero e sfoggia un numero di altissima classe: nero di seppia fresco, fatto da papà Nino, congelato e pronto per l’uso a Dublino. Così sabato sera si consuma un avvenimento stupefacente: in quel di Castleknock, quartiere residenziale in periferia di Dublino, in una villetta a due piani con giardino pieno stile anglosassone, due acesi in pigiama cucinano e mangiano con grande gusto e ingordigia (mezzo kg in due) spaghetti al nero di seppia. A chiudere, limoncello siciliano di Don Santino; i più esperti sanno già di quale delizia sto parlando.

In tutto ciò, sto pure lavorando. E ascoltando un pò di musica. Così, visto che da poco ho cominciato ad ascoltare questo ragazzuolo che si chiama Bon Iver, (di cui aspetto il concerto a Dublino, a breve) vi metto qualche traccia in streaming alla fine del post.

Storia di Caino

Sono contento. Oggi per caso sono venuto a sapere della pubblicazione del nuovo album di Cesare Basile, “Storia di Caino”. Per Basile, cantautore catanese con tante esperienze all’estero, ho quella che definirei un’ammirazione priva di oggettività. Cioè, mi piace tutto, a parte forse qualcosa degli inizi.

Ora ascolto e riascolto sul suo myspace e su last.fm i brani del nuovo album, che aspetto di comprare in versione cd, originale. In particolare, mi piacciono “All’uncino di un sogno” e “La storia di Caino”. Per me è un gran cantautore, uno dei pochi che, visto dal vivo, mi ha lasciato sconvolto e contento.

Efterklang – Button Factory, Dublin

Efterklang - ParadesUna delle cose belle di Dublino è la varietà dell’offerta di musica dal vivo. Ogni sera decine di locali offrono concerti di ogni tipo, e mi capita abbastaza spesso di andare a sentire suonare un gruppo che fino a poche ore prima non avevo neanche sentito nominare.

Così ieri sera sono andato con degli amici a sentire, a scatola chiusa, gli Efterklang, gruppo danese, alla Button Factory. Ci sono voluti 30 secondi, ed ero già preso dalla musica suonata da questa mini orchestra di otto elementi che usa computer, piano elettrico, tromba,flauto, violino, chitarra, basso, batteria, sintetizzatori, campanacci e percussioni. Uno spettacolo impressionante.

Gli Efterklang si presentano in scena con camicia bianca e pantaloni marroni, ricordando vagamente i Kraftwerk. Hanno le facce pulite, da bravi ragazzi. E suonano benissimo. Nel giro di poco costruiscono trame complesse, ricche, che suonano spesso drammatiche. Ma dal vivo, a differenza degli album che ascolto in questo momento (Under Giant Trees), sanno essere vivaci, ironici. Ricordano a volte i Mum, ma suonano tanto in analogico, con una precisione da orchestra.

Ho letto da qualche parte che definiscono la loro musica post-rock cinematografico. Non so se sono d’accordo. Probabilmente non me ne frega niente. Mi interessa solo che ieri ho ascoltato qualcosa di veramente bello, e molto, molto originale.

Eeels – Vicar Street, Dublin

Eels, Mark Everett

Che Mark Oliver Everett avesse molto da raccontare lo avevo intuito ascoltando i suoi dischi. Sempre un pò ironici, ma con testi cupi e a volte deprimenti. Ma vederlo dal vivo mi ha fatto capire un pò meglio il ragazzone che si è inventato gli Eels, uno dei capisaldi del rock lo-fi degli dell’ultimo decennio.

Prima del concerto, al pubblico viene mostrato un documentario, che Everett ha realizzato con la BBC, e che parla del padre di Mark. Hugh Everett III fu un brillante studioso e scienziato, che ipotizzò la teoria dei mondi paralleli. La sua teoria, per quanto brillante, non fu accettata perchè in contrasto con le teorie del premio nobel Niels Bohr. Everett morì ancora giovane, lasciando la moglie, Mark e sua sorella. Mark parte dalla storia di suo padre per scoprire le sue radici, per capire come, e forse perchè, abbia cominciato a fare musica.

Poi, gli Eels salgono sul palco (Mark e il suo fedele The Chat – spero si scriva così). I pezzi più belli li suona al piano: emotivi e piuttosto scarni. Meno bene gli va forse alla chitarra, quando l’istinto low lo spinge ad essere sin troppo dimesso, almeno per i mie gusti, lasciando un pò troppo spazio alla propria personalità piuttosto che alla musica. Ma gli Eels ci sono, sono sinceri, e il concerto scivola via bene, senza intoppi.

Mark fa poi leggere al suo accompagnatore alcuni brani del suo romanzo. Anche questi funzionano bene. Quando alla fine si alza per lanciare un mazzo di fiori al pubblico e ricevere un lungo applauso, tutti gli chiedono il bis a gran voce. In particolare, il tipo seduto davanti a me sembra non volerne sapere di vederlo andare via, e sembra davvero un muflone quando si sgola a gran voce urlando: “MOOOOORE”. Ma non sono sicuro fosse lui ad urlare, credo avessero davvero nascosto il muflone da qualche parte durante il concerto. Mark torna, regala altri due pezzi ed esce. Per un pò se ne starà lontano dai palchi, dopo questo tour, per scrivere. A presto, Eels.

Piccola Playlist

In attesa di ispirazione per altri post, beccatevi la Piccola Playlist: sulla destra trovate un player con canzoni che scelgo e aggiorno, più o meno con scadenza settimanale, realizzato con Seeqpod, motore di ricerca per musica in streaming.

Questa settimana la fanno da padroni Band of Horses, Okkervill River, Midlake, Beirut e Akron/Family. Buon ascolto.