Colleoni

Eravamo in quattro, era l’inizio dell’estate ma il cielo era grigio, come la sopraelevata che per la prima volta sembrava cosi vicina.

All’ingresso del grande palazzo col cortile non trovammo subito la nostra palazzina, la B. Una volta dentro, l’ascensore per arrivare al settimo piano, l’ultimo.

Beppe de Maglie venne ad aprirci, era in compagnia dell’agente immobiliare, e con fare piuttosto formale ci accompagnò nella visita della casa. La cucina, con vista sopraelevata, il bagno con la vasca invece della doccia, l’ingresso e le stanze con mobili che raccontavano di vite di un’altra epoca.

Stanza numero 1 con vista cortile, ingresso, stanza singola e poi la stanza con il balcone: de Maglie ci pensa su, indica il la rete senza materasso da letto doppio, e sale in cattedra: “Ecco, poi qua ce potete mettere er letto doppio, ‘ncaso che volete gioca’ a ‘ncularella”. Sarebbe stato l’inizio di una storia casalinga lunga anni. La casa, ancora prima di discutere il contratto, era già nostra.

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Io, Nicola, Luca, Daniele e Lorenzo di ritorno da Barcellona. L’organigramma era già completo.

Prima di andare via per l’estate cominciammo il trasloco, con super Mario Chiarenza capace di portare, con il nostro sostegno stentato, una lavatrice su per le scale fino al pianerottolo di casa nostra.

Nel frattempo ci eravamo accorti che dalla finestra di fronte alla stanza numero 1 (che sarebbe stata mia e di Nicola) proveniva una discreta caciara: 4 scalmanati, in seguito noti come Ale, Edo, Ciro e Tom, e la loro amica Maddalena.

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La casa era grande abbastanza per farci sentire quasi dei signori: le abitudini di Via dei Marsi, con Luca capace di dormire fino alle 2 del pomeriggio, Nicola che chiedeva di abbassare il volume la sera quando andava a letto per primo, Daniele in cucina per preparare l’ennesima fagiolata, Lorenzo sempre innamorato, ed io a fare la parte del preciso quando la pila di piatti sporchi nel lavandino impediva la preparazione anche di un solo modesto piatto di pasta con olio e parmigiano, erano sane e salve.

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Ci volle poco a capire che casa di via Colleoni avrebbe funzionato per buona parte dell’anno da ostello. Il divano nell’ ingresso, in realtà un accrocco traballante di pezzi di letto e divano, ospitava sempre un amico, un’amica, due amici e amici di amici. Le amiche intime, quelle finivano per dormire nella stanza singola, che in un modo o nell’altro si liberava sempre nei momenti importanti. La storia della stanza “scannapapere” meriterebbe un racconto a parte.

Ci fu chi si accampò per mesi, chi per poche ore. A tutti veniva però chiesto un modesto contributo: una fototessera che potesse andare ad arricchire l’organigramma di una casa accogliente e tendenzialmente cazzara. Non tutti ci stavano, molti la fototessera non l’avevano al momento giusto, ma alla fine l’organigramma divenne realtà. Con a capo, naturalmente, i padroni di casa.

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Era pomeriggio, avevo poco o nulla da fare, il giorno che Lorenzo mi chiamò dalla Sicilia. Era andato a casa per alcuni giorni. “E’ tornato, Fredo”. Poche parole per dirmi che il male che lo aveva colpito tempo prima si era ripresentato. Lorenzo se ne andò il 27 maggio 2005, la sera. La mattina dopo, senza capire il senso delle cose, mi sarei laureato.

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Le presenze femminili in casa non si limitavano alle amicizie ed alle conquiste. L’epoca delle coinquiline avrebbe visto passare, in ordine sparso: Sophie, tedesca allegra ed energica; Cristina, ragazza sarda con tendenze un tantino dark; Francesca, contessa tedesca; una tipa romana di cui non ricordo il nome, ma che viveva tappata in camera e a nostra insaputa manteneva, sempre in camera sua, il suo ragazzo smilzo e simpatico come uno zerbino.

Un giorno Cristina, fresca di fidanzamento con un giovanotto della zona dei Castelli, si svelò in vena di confidenze: le chiesi come andava la nuova storia, che sembrava averle finalmente regalato un sorriso. Lei rispose: “è una relazione devastante” . Stavano insieme da 3 giorni.

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Con Edo, Ale, Ciro e Tom cominciammo a sfidarci a calcetto. Casa De Maglie contro casa loro. Erano decisamente più forti, e di solito si finiva col perdere. Un giorno però venne fuori che la parrocchia di San Leone organizzava un torneo di calcetto, e le nostre due squadre non avevano abbastanza giocatori per iscriversi: nacque cosi, fra una Peroni e una pasta preparata da Edo, il Lokomotiv Colleoni, ancora oggi famoso per avere regalato rari momenti di esaltazione sportiva ai suoi componenti e ad una sparuta rappresentanza di supporter che includeva, fra gli altri, Samantina (il cane di Marco, divenuto intanto il nuovo coinquilino dei vicini al posto di Maddalena) e Nicola, che non giocava ma credeva fermamente in noi.

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Il gruppo degli abitanti di via Colleoni era col tempo destinato ad allargarsi: mentre io, Luca e Daniele cominciavamo a mettere in atto quella che Tom definì una volta, in una mail, “una diaspora che non si sa se e quando mai finirà”, Gio, Gabriele, Antonio si univano, poco a poco, alla comunità di casa Colleoni. Nicola restava a guardia delle tradizioni: tutto cambiava perchè nulla veramente cambiasse.

Ed infatti ognuno di noi, credo di poterlo dire senza molti dubbi, ha continuato a sentirsi a casa ogni volta che, mettendo piede a Roma, andava a stare per uno o più giorni al settimo piano di via Colleoni.

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A fine luglio 2014 Nicola e Antonio abbandoneranno definitivamente la casa in via Colleoni. Certo, arriveranno altri ragazzi, la casa verrà messa in affitto. Ma resterà qualcosa d’altro, alla fine di questo ciclo. Un sentimento di storia collettiva che abbraccia gli anni, li rende pieni di senso e ci fa sentire uniti. Con tante storie da raccontare.

3 thoughts on “Colleoni

  1. tommaso

    ….e comunque il Lokomotiv Colleoni continua ancora a spargere momenti di felicità calcistica per il quartiere.
    il torneo è sempre quello anche se ha cambiato campo varie volte e, nell’ultima stagione, abbiamo portato a casa una prestigiosissima Champions League che va ad arricchire una bacheca a cui manca solo la conquista della serie A per essere completa.
    quanto alla squadra, della foto che hai messo siamo rimasti solo io, Ciro e Galli e ormai ci atteggiamo a veri e propri veterani.
    Il modello della maglia è cambiato e adesso ha anche uno sponsor (!).
    Colori e nome sociale però sono rigorosamente immutati e, d’altronde nessuno ha mai pensato che ci fosse il bisogno di farlo.
    il perchè, caro Freduzzu, lo hai spiegato meravigliosamente tu qua sopra.
    abbracci forte, ovunque siate .
    Tom

  2. Alfredo

    Tom, Ciro,
    il Lokomotiv che gioca e spinge sul campo, guidato dai suoi campioni piu’ esperti, riempie di significato le vite calcistiche di tutti noi che ne abbiamo fatto parte. Lunga vita, Lokomotiv.
    Vi abbraccio forte, assai
    fredo

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