No a Veltroni – Cultura

Comincio ad elencare i motivi per cui non voterei mai Walter Veltroni, nè alle “primarie” del Partito Democratico, nè alla Presidenza del consiglio. Sono sempre più convinto che la sua elezioni rappresenti, per l’Italia, un male nascosto da una patina di affabilità e simpatia.

Prima di cominciare un avviso: non sostengo nessun partito, nessuna fazione politica e nessun rappresentante di questi organismi. La mia convizione è che in Italia tutti gli schieramenti siano pesantemente coinvolti nel generale degrado del Paese.

Ma andiamo con ordine, partendo da quello che è uno dei cavalli di battaglia di Veltroni: la cultura.

Prima di trasferirmi in Irlanda, ho passato sette anni a Roma, in cui ho studiato Scienze della Comunicazione e conseguito un master in Marketing, Management e Comunicazione della Musica. Ho quindi cominciato ad occuparmi di organizzazione di concerti e management musicale (www.sporcoimpossibile.it) per poi lavorare all’organizzazione di Fotografia – Festival Internazionale di Roma.

FotoGrafia viene organizzato ogni anno da Zoneattive (per cui svolgevo lo stage) con i soldi del Comune di Roma. Il Comune stanzia, Zoneattive progetta e alla fine si adatta alle condizioni economiche e organizza il festival.
Ogni anno il Comune stanzia cifre ingenti. E le stanzia anche per la Festa del Cinema e altre iniziative.

Il Festival di Fotografia si vanta di essere fra i più importanti a livello europeo, e per qualità e varietà delle opere questo è vero. Quello che però dovrebbe scandalizzare, e che passa per normale, è che FotoGrafia conta sul lavoro di molti stagisti (quest’anno eravamo in 5) che percepiscono zero o qualcosa come 200 euro al mese di rimborso spese. Io ero uno di quelli gratis. E FotoGrafia e’ solo una goccia nel mare delle attivita’ culturali organizzate con i soldi del Comune di Roma e il sudore gratis degli stagisti. Cosa c’entra il Comune, e nella fattispecie Veltroni?

C’entra che il Festival viene organizzato da una gerarchia di persone totalmente sclerotizzata, iperpagata (uno per tutti, il direttore artistico del festival Marco Delogu)e che difende i propri interessi a discapito di ragazzi che fanno anche le 6 di mattina senza percepire neanche un rimborso.

C’entra che in Italia, e Roma si conferma capitale anche in questo, troppe persone giovani con la voglia di fare vengono costantemente prese per il culo; il loro impegno, la loro preparazione, sono sfruttati, e il mix con la penuria di opportunita’ e’ micidiale. Lo stagista sta male ma non vuole fare altro, non vuole cambiare, perche’ sa che fuori, senza raccomandazioni varie, non trovera’ un bel cazzo da fare.

E c’entra che a Roma, se non entri nel “giro delle conoscenze”, non riesci neanche a strappare uno stage gratis. Alla faccia dei buoni propositi, dei mega ospiti in giuria e dei concerti all’aperto. Una leggera forma di oppio per un popolo addormentato e avvilito, ecco cosa credo siano le attivita’ culturali promosse dal Comune di Roma. Cose bellissime, a viverle da turista. Meno lavorandoci o sapendo come funzionano.

Veltroni, da parte sua, arriva con calma alle conferenze stampa e comincia a parlare di Roma Capitale, dell’impegno per la cultura, e poi dei Rolling Stones (una delle poche cose di cui si appassiona davvero, insieme ai Beatles).

Tutto ciò facendo finta di non sapere che i ragazzi in piedi di fronte a lui, che portano in sala gli scatoloni delle cartoline e dei programmi, vengono sfruttati.

In generale, Roma resta una città arretrata, provinciale, dove i servizi non funzionano e molta gente guadagna stipendi da fame per essere maltrattata (alla fine non era il mio caso, quello dei maltrattamenti), sporca, in mano ad una mafietta di potenti che circonda il Sindaco (Bettini per tutti?). Nessuno può davvero riuscire a fare imprenditoria culturale contando solo sulle proprie forze a Roma. Bisogna avere amicizie, importanti. E tempo da spendere in strette di mano, sorrisi e pacche sulle spalle.

Gli stagisti a sera tornano a casa. Spesso speranzosi per il fatto di avere almeno qualcosa da fare durante la giornata. Quando Veltroni parla dei Beatles non lo ascoltano, o forse percepiscono le sue parole e poi le mettono nel dimenticatoio. Hanno troppa fame per pensare a queste solenni cazzate del Sindaco dal sorriso buono.

De Gregori mi ha molto colpito con le sue dichiarazioni su Veltroni. Ecco il link all’intervista a il Principe.

7 thoughts on “No a Veltroni – Cultura

  1. il_vile

    fredoneeeee

    ora te parto pure di mail, che con la capoccia che mi ritrovo mi son ricordato di chiamarti qando eri già fuori dall’Italia…

    ma ho deciso di accollarmi qui il ruolo di “avvocato del diavolo”….

    tralaltro da una posizione molto strana. Al contrario di De Gregori che affiderebbe le chance alla Bindi (perchè è propositiva, capisci?) io sono anti-PD ma pro-Veltroni. Impasse da cui in qualche modo devo uscire…

    Come sai sono romano. E io la città negli ultimi anni l’ho vista cambiare davvero. Magari non è solo merito di Veltroni, ma come dico sempre, servono le circostanze e serve chi le sappia riconoscere e valorizzare.
    La cultura. Roma come città della cultura è un successo. Non perchè la cultura fa simpatia, o perchè Veltroni je piaciono i Beatles, ma perchè l’economia di Roma , più di qualsiasi città italiana e una delle maggiori del mondo, si regge sulla cultura e sui suoi indotti.
    Quasi tutta l’industria culturale parte da qua, per non parlare del turismo…..

    Quanto dici tu è verissimo, ma stiamo attenti a non caricare troppo responsibilità che sono culturali, quasi storiche del sistema italia, sulle spalle di una sola persona.
    Non so se sia una direttiva di Veltroni di strapagare i nomi e non pagare i giovani che ci danno l’anima. Possibile che ci siano dei passaggi malati nel mezzo, difficili da debellare.

    Se un’accusa si può fare a Veltroni semmai rispetto alla cultura è quella di tentare di istituzionarla troppo, affidando ad interlocutori non credibili il compito di tenerla viva. Ok Auditorium, Feltrinelli, etc etc…ma delle iniziative private, imprenditoriali o centri sociali, dal basso e vive se ne sbatte.
    Per le recenti esperienze nel campo della cultura però mi viene il dubbio che questo appartenga ad una precisa politica. Suggerita dalla diffidenza che si possa fare sano buisness con la cultura. Posizione discutibile ma che ho imparato ha rispettare e a prendere in considerazione…..

    In finale, questo movimento, seppure guidato dall’alto e distribuito ai soliti noti, ha obbiettivi ben precisi e alimenta secondo quella che è la mia esperienza anche out-sourcing dal basso, d piccole realtà, o anche semplicemente voglia di rimboccarsi le maniche nel settore….do il merito a Veltroni di aver evitato la sclerotizzazione di questa città (che rimane ben lontana comunque dal fermento giovanile di città come Berlino…), dando a questa dinamica il sapore popolare che le è proprio, spesso in barba agli stessi intellettuali con la puzza sotto al naso che se pigliano in saccoccia.

    Sulla Cultura è questo.
    Vedrò di seguire la tua appassionata accusa perchè comunque ne traggo anche io motivi di confronto. Non sono un “innamorato” di Veltroni a tutti i costi…

    bella frè!

    ;)

  2. Numero 6

    Come te ho lavorato in un’iniziativa culturale molti anni fa, e non nego che quello che dici è vero, almeno per la mia esperienza.

    Mi pare però più rischioso affermare, come fanno anche altri, che qualche milione di elettori romani sia vittima di una specie di allucinazione collettiva.

    A Roma ci sono tantissime persone che non fruiscono per nulla l’offerta culturale, e non credo che quando vanno a votare tengano a mente la Festa del cinema o altro.

    Tolto il giudizio su Veltroni sindaco, quello di cui si discute è la sua candidatura a leader del PD ed eventualmente alla presidenza del consiglio.

    Per quanto Roma sia grande alcuni temi un sindaco non li può affrontare, come la difesa, la politica estera, la lotta alla mafia, eccetera.

    Secondo me partire da come Veltroni gestice la questione cultura per ricavarne se sarà un buon presidente del consiglio o no è piuttosto avventato.

  3. emp

    caro fredo,

    mi spiace molto che per sostenere una riflessione politica più o meno condivisibile tu utilizzi informazioni non vere o vere solo in parte.
    visto il rispetto che ho nei tuoi confronti e che purtroppo mi pare tu non abbia avuto nei nostri, non mi dilungherò nei dettagli. tu sai benissimo che la nostra politica nei confronti degli stagisti non è quella che ti sei peritato di descrivere in questo blog e che Zoneattive non è uno di quei luoghi fatto di “soliti noti” ma che anzi si impegna a fondo per garantire occasioni di accesso a persone che hanno competenze e non parentele e che grazie esclusivamente alle loro capacità hanno trovato opportunità quì e sempre più spesso altrove.
    ci conosci e li conosci tutti, non è una difesa nostra ma davvero una reazione sorpresa e profondamente dispiaciuta.
    di errori nel rapporto con le persone ne ho commessi tanti, se è stato così anche nel tuo caso e non me ne sono reso conto, mi dispiace moltissimo.
    ovviamente ci sono tanti modi per scoprirlo, questo non è sinceramente il migliore.
    in bocca al lupo
    emiliano

  4. Freduzzu

    Per Emiliano:
    mi rendo conto di avere colpito nel mucchio, e ci tengo a precisare alcune cose.
    Non è Zoneattive la gerarchia di persone sclerotizzata cui cerco di fare riferimento, e la situazione degli stagisti a Roma non parte certo da ZA. Oltretutto, è vero che non serve alcuna raccomandazione per entrare, e quanto ho imparato è stato davvero importante.
    Come dici tu, un’opportunità per persone che hanno competenze e non parentele. Ma resta, in fondo, l’amarezza per condizioni strutturali, che mettono molte persone nella condizione di non farcela più. E sono le condizioni di chi, appena uscito da un master, prova a farcela da solo e sente che l’ambiente intorno non è aperto (ancora, si intende l’ambiente generale, quello delle attività culturali a Roma). A un certo punto, smette di credere che le cose possano funzionare, così come stanno.

    Per numero6
    Hai ragione, è avventato partire dalla cultura per dire se Veltroni sarà un buon candidato alla Presidenza del Consiglio o no. Ad oggi, però, non mi sembra abbia detto niente di nuovo su precariato, economia, istruzione. Staremo a vedere e poi se ne parlerà…

    Per il_vile
    Tu dici che forse non è possibile fare business con la cultura. A me viene da pensare che questo non sia possibile perchè il mercato non esiste, probabilmente manca lo spazio perchè nuovi attori possano farcela basandosi solo sulla qualità.
    Comunque, non voterò la Bindi :-)

  5. il_vile

    non so tu, ma il fatto che qualcuno se la prenda personalmente, nel senso che sottintenda un rancore personale, se tu hai delle critiche al sistema-cultura romano mi conferma in toto che c’è qualcosa di malato….

    magari è che io ti conosco e so che mai prenderesti di mira zoneattive, che anzi, che io sappia, rispetti moltissimo, ma il problema è innegabile (e non è certo colpa di zoneattive! anzi!) e driblarlo con un “perchè parli male di me, che ti ho fatto!” non aiuta…che c’entra mettere in mezzo la conoscenza personale!
    qua si parla di un problema personale, vissuto da molti giovani e che rende noi italiani ennesima barzelletta nel mondo.
    che zoneattive in questo schema brilli e sia stimabile non c’è dubbio, ma forse se si perdono anche queste occasioni di dialogo per fraintenderle come dispettucci stiamo davvero alla frutta.

    Enrico

  6. Alessandro

    Caro Fredo

    Nelle tue parole leggo molto di ciò che penso anch’io. Sarà che la condizione di “migrante benestante” ci accomuna tutti e due, che abbiamo seguito un percorso di studi e formativo pressochè identico e che ci siamo trovati a lavorare assieme su un progetto “culturale” legato alla musica emergente.

    Mi appresto a vivere un nuovo anno trabbalante a Roma e quest’anno mi è presa davvero male. Forse non è ancora del tutto chiaro che con un rimborso spese (quando c’è) da stagista non si può pagare neanche mezzo affitto di una stanza singola nella capitale.

    Sopratutto negli ultimi due anni ho scoperto la città provinciale di cui parli, con preoccupanti stereotipi legati alla provenienza territoriale delle persone. Chissà se il caro Walter è al corrente di tutto questo nella Roma Città Aperta.

    Ho avuto la fortuna di incontrare gente in gamba, aperta mentalmente e disposta a collaborare. Continuo a credere in un progetto che cresce ma che trova evidenti ostacoli nel diventare un business, nel senso più sano del termine. Ostacoli disposti da un sistema Italia assolutamente poco incline alle novità, che chiama Veltroni (per cui nutro forte simpatia come persona) giovane, che finora ha assecondato un mercato del lavoro fondato sull’incertezza. Lavorare in Italia non è più un bisogno, un esigenza, ma è un vanto..e pensare che in principio era un diritto.

    Roma è una città che vive e si nutre di cultura (oltre che di fuori sede), ma la mia impressione è che si stia cullando un po troppo sul suo essere “viva e dinamica”…il problema è il termine di paragone: se si guarda all’Italia primeggia con Firenze (e anche di più) per storia e bellezze architettoniche..una città dove gli eventi si susseguono per tutto l’anno con un offerta culturale molto ricca, trasversale per tutte le fascie sociali di cittadinanza, con qualce punta avanguardistica. Se si guarda all’Europa dove gli avvenimenti sociali, politici e sopratutto economici degli ultimi anni ci hanno catapultato in modo decisivo..beh mi fermo qui.

    Voglio bene a Roma ma mi sto rendendo conto che è invischiata in dinamiche che non mi interessano, che vivevo nella Calabria in cancrena e che non pensavo di trovare anche qui.
    Bisogna svecchiare la cultura in quanto istituzione..come dire de-istituzionalizarla. Lasciare maggior spazio all’auto organizzazione, ottenere leggittimazione con ciò che si fa e non con gli incontri in Campidoglio. L’Industria Culturale in Italia non esiste. Come dire qui da noi manca ancora la catena di montaggio, figuriamoci se abbiamo l’industria. La politica gioca un ruolo pesantemente oppressivo sull’organizzazione della cultura.

    Chi come i giovani vive l’eta della passione, dei sogni e dei desideri sente tutto tramutarsi in ansia, angoscia, frustrazione. Sono presappoco queste le parole che Walter ha pronunciato al Lingotto nell’ufficializzazione della sua scesa in campo…parole che descrivono ciò conosco e vivo ogni santo giorno. Sentire il futuro leader ripeterle dovrebbe forse confortarmi, per la serie ha capito condizione di disagio che si spande a macchia d’olio tra i 25 e 35…e quindi?
    che si fà?
    Non voterò Veltroni, ne Bindi. Attualamente non ci sono le condizioni per votare.
    Preferisco andare avanti per la mia strada difficile e cercare di far bene piuttosto che affidarmi a speranze e perder tempo ad attenderle.
    Se qualcoa cambierà in meglio che ben venga per me e le generazioni future…

    un abbraccio Frè
    spero di vederti presto

    a

    “Una foto di Angela Davis muore lentamente sul muro e a me di lei non me ne è fragato niente mai…”

  7. Keithsmoon

    Ciao Fredo,

    sono d’accordo con te pressoché in toto, posto che non ho visto Roma cambiare giacché da poco arrivai.

    Tuttavia, Veltroni usa la cultura come l’Eroe di Ghost’n'Goblins usa lo scudo.

    Il Comune di Roma è una fogna a cielo aperto, adottano macabre politiche culturali, sono illetterati e vendicativi, come tutti coloro che hanno troppo tempo a disposizione.

    A che serve poi diventare la capitale della cultura se Roma rimane una città provinciale che non ha servizi e non attrae investimenti.

    Fai i concertoni Veltroni, che hai strade e servizi talmente retrò che ci si deve arrivare in elicottero.

    Ah, io sono uno dei giovani sfruttati dall’ Estate Romana

    W Zoneattive che in qualche modo vive

    V-daje

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