MUOS – fermare il mostro

Tv, radio e gionali non ne parlano (fatta eccezione per il post di Giulietto Chiesa su il Fatto) ma il MUOS (Mobile User Objective System) dovrebbe essere discusso in apertura di telegiornali e in prima pagina sui quotidiani.
Si tratta del più grande impianto radar mai progettato, è statunitense, e la base per il Mediterraneo è prevista a Niscemi, Sicilia, nel mezzo dell’aera protetta della Sughereta.
Trattandosi di un sistema mastodontico di trasmissione radio, le preoccupazioni dal punto di vista della salute umana sono non solo ovvie, ma un dovere. Cosi come dovere è chiedere spiegazioni per la costruzione di una base militare in prossimità di centri urbani senza che alla popolazione sia stato chiesto il benché minimo parere.
Ora, ammettiamo pure che non esistano prove scientifiche sulla dannosità di tale sistema per la salute umana. E affidiamoci, una volta per tutte, al buon senso che oggi porta tutti noi a maledire altre devastazioni avvenute nel nome del progresso e nel silenzio della scienza. Basta essere schiavi. No MUOS.

Life is People – Bill Fay

Lo avevo colpevolmente ignorato, relegandone gli ascolti a momenti distratti.

Lo riscopro, quasi a benedizione dell’anno nuovo che inizia, stasera, 1 gennaio 2013, quando decido di mettermi finalmente ad ascoltarlo in santa pace, commentando poi i brani con un caro amico che di musica ne capisce. E allora mi rendo conto di dovere di già un grazie di cuore a Bill Fay. “Life is people”, il suo album più recente, è di una bellezza insperata, di quelle che incontri raramente e che ti sembra di avere intuito in passato, ma solo superficialmente.

Per una recensione completa, vi rimando a Ondarock.

 

Le classifiche di fine anno- 2012

Arriva l’ultimo dell’anno e le classifiche invadono giornali, blog, siti, profili online.

Mi piace, piuttosto, pensare a quelle cose che mi sono sembrate fondamentali, perché ora che senza troppo sforzo cerco di pensare all’anno passato, vengono a galla da sole, e senza un ordine preciso.

- Il viaggio in Tunisia. Un paese stupendo, che mostra un Mediterraneo dai ritmi diversi, più antichi, e forse anche più profondi, a chi si voglia lasciare trascinare. Il mercato di Tunisi.

- Sentimento, gozzo indomito che a dispetto di anni ed acciacchi continua a far navigare i suoi marinai migranti durante le mattine limpide dell’estate, quando l’Etna visto dal molo di Stazzo si tinge di rosa.

- “Cesare deve morire”, dei fratelli Taviani.

- “Le semplici cose” di Vinicio Capossela, cover di “Las simplas cosas”.

- www.europei-di-calcio-2012.com, cioè il sito che ha reso ancora più speciali gli Europei 2012. La squadra dietro il sito, le partite a casa a Bruxelles, i visitatori che crescono ogni giorno.

- I risultati sul lavoro, o almeno, alcuni di questi.

- il compleanno di mio padre, la famiglia che festeggia.

- la visita a mio fratello a Milano.

- Magma 2012.

- la casa nuova di Bruxelles che ci ha accolto subito in maniera calorosa. Il trasloco e la fatica.

- le ansie e le paure di chi mi sta accanto, e pure le mie.

- I dolori della scomparsa che non sono riuscito a capire.

- amici lontani e vicini. E le mangiate col vino buono.

- tutto il resto che non ricordo

Europei 2012

Non stanno nascendo proprio nel più felice dei modi questi Europei, visto che sono stati assegnati ad un paese molto probabilmente del tutto inadatto, cioè l’Ucraina.

In ogni caso, con la speranza di guardare qualche partita decente e magari interessante, ho messo su qualche mese fa un sito in cui provo a sintetizzare le informazioni relative agli Europei 2012. Ho coinvolto due validi opinionisti, e vediamo se si rivelerà divertente tenerlo in piedi.

Nel frattempo, se volete, fateci una visita ditemi cosa ne pensate.

 

Su per il tuo, Umberto

Trogloditi, i leghisti hanno conquistato spazio e potere in 30 anni di storia italiana, fino a diventare il perno dell’ultimo governo Berlusconi. Incapaci, in buona parte dei casi, di mettere in fila due frasi in italiano senza errori grammaticali, e di esprimere concetti appena più profondi di quelli da chiacchera da bar, da pensionati mezzo avvelenati al tavolino.

Predicavano la rivoluzione in nome della semplicità popolare, e invece la loro volgarità ed ignoranza hanno solo reso più incredibile la giravolta con cui sono facilmente diventati corrotti, collusi, strapagati per non fare nulla.

A me piace pensare che la loro parabola triste e spavalda serva da lezione a chi  aveva considerato il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa un romanzo esotico, semplicemente meridionale, cosi lontano dal resto dell’Italia.

E invece l’Italia è davvero un paese unito, nel bene e nel male. E i gattopardi, negli ultimi anni, sono venuti dal profondo Nord. Di nuovo, rispetto ai loro predecessori siciliani, avevano in fondo solo una cosa: non sapevano parlare.

Il prete orco

Ad Acireale, nella Parrocchia di San Paolo, per tanti anni il prete è stato don C. Era lui il prete della parrocchia quando ho fatto il catechismo, la comunione, la cresima.

Teodoro Pulvirenti, 35 anni, ricercatore, vive a New York, e a distanza di anni ha raccontato degli abusi sessuali subiti ad opera del prete quando era ancora solo un ragazzino e frequentava la parrocchia di San Paolo.

Come lui, dice Teodoro, ci sono almeno altri dieci tra ragazzini e ragazzine di allora che avrebbero subito abusi simili.

Nel video della conferenza stampa, Teodoro piange mentre racconta. Ha trovato il coraggio di raccontare un’esperienza traumatica e tragica. Un reato, violento e spietato nel suo squallore.

Mi sento graziato, fortunato per non avere subito la stessa sorte di Teodoro. E mi sento triste, frustrato, incazzato.

Qui potete vedere la conferenza stampa per intero: video 1 e video 2

Altri link alla notizia:

Ansa

Lettera 43

La Stampa 

Wilco, live at AB concert, Bruxelles, 02/03/12

Forse la genialità dei grandi gruppi sta nel sapere presentare melodie e idee in apparenza semplici senza farle sembrare banali. I Wilco sono dei maestri da questo punto di vista.

Avevo cominciato ad ascoltare da poco il recente The Whole Love e appena ho visto i biglietti in vendita per il concerto di Bruxelles non ci ho pensato due volte. Poi li ho messi nel dimenticatoio,  e oggi finalmente il concerto.

I Wilco sono una band di quelle rare: perfetti da un punto di vista tecnico, con un suono ricchissimo, mai sbavato, tempi gestiti sempre con maestria. E soprattutto, sono veri. Niente plastica,  suoni preconfezionati o banalità. Anche le melodie più semplici sono sempre efficaci e suggeriscono un’ispirazione vera, quella che il cantante/leader della band, Jeff Tweedy, riversa in ogni sua canzone. Ad ascoltarli si colgono influenze importanti, dai R.E.M ai Beatles, dal folk di Dylan ai suoni rock degli anni ’90. Wilco, però, è in attività da circa 10 anni. Pochi, per un gruppo che ha saputo affermarsi già cosi tanto come uno punti saldi del rock cantautoriale dei nostri tempi.

Dal vivo, il gruppo esegue molti brani dell’ultimo album, insieme a pezzi importanti del repertorio, come “One wing” , “A shot in the arm“, “Hummingbird”. La bellezza di molti brani sta nello spiazzamento improvviso, nel cambio di melodia che spesso arriva a metà canzone e rielabora tutto il senso del pezzo; senza quasi mai sbavare.

Dicono che davanti alle grandi opere d’arte ci si possa commuovere. Io a sentire certi brani del Wilco, dal vivo, mi sono  commosso.

 

The Dude abides

Mi capita spesso, soprattutto quando torno in Italia, di parlare del mio lavoro e soprattutto dell’ambiente di lavoro. MI ritrovo, infatti, ad essere uno dei due soli italiani in una compagnia di diverse centinaia di persone, a maggioranza tedesca e belga. Ma sarebbe ora troppo impegnativo mettere mano a quel post che mi immagino da tempo, con frasi intelligenti e considerazioni illuminate sull’Europa di oggi (frasi che mi balenano in mente e spariscono pochi secondi dopo lasciando spazio ad una amichevole pigrizia).

Allora no, l’argomento di oggi, dopo una pausa dalla scrittura sul blog cosi considerevole, non potrebbe che essere dedicata al Drugo, o meglio al Dude. The Big Lebowski, per essere chiari.

A distanza di tempo rivedo le gesta di the Dude, con il veterano schizzato Walter e il fragile Donny, i nichilisti tedeschi in sella alle loro moto, il Lebowski quello ricco, Bunny Lebowski che gira pellicole porno nel tempo libero, Jackie Treehorn che quelle pellicole le vende, Jesus che slinguazza la palla da bowling.

E mi ritrovo perfettamente in sintonia con Drugo, quando dice al tassista che gli Eagles di Hotel California lo fanno cagare. Lunga vita ai Creedence.

Ed è bello sapere, come dice il cowboy a chiusura della storia, che una persona come Drugo è li fuori, in giro: “It’s good to know he’s out there, the Dude. Taking her easy for all us sinners”.

Lunga vita al Drugo, e a chi lo ha sempre visto come un eroe amico.