A leggere la storia del professore dell’Università di Catania che chiedeva favori sessuali in cambio di buoni voti alle proprie alunne viene da pensare che ci si trovi di fronte a una delle tante storie di ordinario squallore.
Poi uno vede i video del servizio delle Iene, e a parte il grande coraggio della ragazza che lo ha incastrato, a sorprendere sono i modi del professore. Rilassato, molto gentile, gioca a fare il simpatico; usa parole eleganti, un tono di voce da persona garbata e colta. Quando viene scoperto e il giornalista lo tempesta di domande non si scompone, la sua voce resta calma, quasi che nulla potesse metterlo in difficoltà. Sperabilmente lo è, soprattutto quando la ragazza lo accusa alla fine del video.
I lupi di oggi sono così. Sono persone a modo, con la laurea giusta e una bella carriera. Gli agnelli sono invece ricattabili, deboli, spesso isolati. Per fortuna ogni tanto affilano i denti e si vendicano.
Non ascoltavo i Massive Attack da tempo ed ignoro buona parte della loro produzione degli ultimi anni; di conseguenza ero un po’ scettico prima di andare al concerto. Mi sbagliavo.
I Massive Attack portano in giro uno spettacolo molto potente, con 10 elementi che si alternano sul palco, una strumentazione ricchissima, ed effetti video coivolgenti. I primi brani del concerto sono estratti dagli album piu’ recenti, ma la band non disdegna i vecchi classici, a partire da Teardrop (forse il meno riuscito di tutto il concerto). Quando pero’ i padri del trip-hop elettronico europeo passano a Dissolved Girl e Inertia Creeps il concerto si trasforma: roba serissima, musicisti fomentati e un muro di suono impressionante.
Cosi il concerto propone quasi tutto il repertorio dei primi anni, con brani di Protection, Blue Lines e Mezzazine. Saranno anche passati dieci e forse piu’ anni dall’epoca d’oro del genere, ma i Massive Attack sono ancora dei re.
“Alzare gli occhi dal libro (leggeva sempre, in treno) e ritrovare pezzo per pezzo il paesaggio – il muro, il fico, la noria, le canne, la scogliera – le cose viste da sempre di cui soltanto ora, per esserne stato lontano, s’accorgeva: questo era il modo in cui tutte le volte che vi tornava, Quinto riprendeva contatto col suo paese, la Riviera. [...] Però ogni volta c’era qualcosa che gli interrompeva il piacere di quest’esercizio e lo faceva tornare alle righe del libro, un fastidio che non sapeva bene neanche lui. Erano le case: tutti questi nuovi fabbricati che tiravano su, casamenti cittadini di sei otto piani, a biancheggiare massicci come barriere di rincalzo al franante digradare della costa, affacciando più finestre e balconi che potevano verso mare. La febbre del cemento s’era impadronita della Riviera. ” (Italo Calvino – La speculazione edilizia)
Cerco sempre di contare le case nuove, i palazzi in mezzo ai limoneti, le fondamenta appena gettate a ridosso della riserva naturale. E mi accorgo del terreno che scompare, inghiottito dal cemento, che si porta via pure la sensazione di benessere reale che le piante danno. Non vedo nessun piano, nessuna idea né progettazione ma solo la voglia di spargere cemento, di mummificare un territorio e sterilizzare quello attorno alla nuova casa in attesa dell’arrivo del prossimo palazzinaro. Poi arriva un nubifragio, e gli esempi più selvaggi della febbre del cemento vengo travolti insieme alle vite degli abitanti.
Ai palazzinari selvaggi di quest’epoca io auguro solo una cosa: che l’interno dei vostri salotti di cafoni arricchiti possa ospitare il momento in cui vi ritroverete soli a contemplare, magari all’improvviso, il vostro squallore.
“Poi niente: questo è il terzo scudo fiscale dal 2001 e il decimo condono in 30 anni; una svendita continuata.
Sulle ragioni della svendita e sui suoi pregi politici poche parole: per riempire la cassa o così o una finanziaria da urlo e un aumento della pressione fiscale micidiale. Dopodiché la popolarità di Berlusconi e soci crollerebbe a picco e i nostri si troverebbero ad affrontare numerosi processi, non più protetti dal Lodo Alfano.
Ma quali gli inconvenienti? Perché i condoni, gli scudi fiscali, le amnistie fanno male al Paese? Perché ogni cittadino che può (e dunque tutti meno i lavoratori dipendenti che, poveretti, vorrebbero tanto evadere ma proprio non possono) si fa i suoi calcoli.
La percentuale di accertamento tributario su scala nazionale va dall’8 al 10 per cento; ogni cittadino sa che, se presenta una dichiarazione tributaria falsa, la farà franca in circa il 90 per cento dei casi: nessuno lo controllerà. Il rischio di finire tra gli sfigati in realtà è più basso perché, ogni 5 anni, la dichiarazione falsa non può più essere controllata.
A questo si aggiunge il condono periodico. In media, uno ogni tre anni. Sicché anche quelle annualità ancora a rischio di controllo (sempre il 10 per cento) le sfiliamo da sottoil naso al Fisco pagando un piccolo obolo (5 per cento contro un’aliquota del 40 per cento).
Ma chi, in questa situazione, è così imbecille da pagare le imposte dovute? Una categoria sola, il lavoratore dipendente. Ecco perché la politica dei condoni è la prima responsabile dell’altissimo tasso di evasione in Italia”
Bruno Tinti – Il Fatto Quotidiano – 24 ottobre 2009
Rubo la splendida definizione data di loro dal mio compare Enri, che poi è anche il mio pusher di nuova musica preferita (me li ha suggeriti lui), per parlare di Edward Sharpe and the Magnetic Zeros. Trattasi di un collettivo musicale che suona rigorasamente strumenti analogici, e che tira fuori un miscuglio spettacolare di folk, rock, psichedelia, reggae, e ottimi esperimenti vocali.
Il nome fa sorridere, tanto mi sembra strampalato.
Ma il primo album, “Up from below”, regala non poche soddisfazioni, per complessità, suoni solari, caldi, e anche una discreta voglia di mettersi a saltare. Da notare che nel primo video che posto suonano nello studio di D. Letterman, garanzia di qualità.