Ecco, questo è uno dei casi in cui il mio pregiudizio si rivela corretto. E tuttavia avere visto il film mi ha permesso di trasformarlo in giudizio e arricchirlo di dettagli più o meno utili.
Cominciamo così: Avatar non mi è piaciuto. Per certi versi, mi ha anche dato fastidio. Non ho una avversione a prescindere contro i blocbuster, e neanche contro i film che promettono le più mirabolanti delle meraviglie tecnologiche.
Anzi, Avatar si è confermato, sotto quest’ultimo aspetto, all’altezza delle promesse. Il lavoro grafico è spettacolare: la scenografia è in gran parte non reale, costruita, e risulta estremamente credibile. Il 3d, benchè dopo 2.30 ore di film provochi un pò di mal di testa, funziona e spesso l’effetto di vertigine è sorprendente. I dettagli sono curatissimi, la fotografia pure, i costumi pure, etc.
Per quanto riguarda la storia: non riesce a staccarsi un attimo dalle fasi del racconto classico, che anzi esaspera. L’eroe si scoprirà tale solo dopo avere conosciuto una realtà diversa, e compierà un percorso di conoscenza che lo porterà a combattere contro il suo precedente sistema di valori; cioè il mondo degli umani che vuole depredare Pandora, mondo ricco di natura e risorse, schiacciando le popolazioni autoctone. Ad aiutarlo, l’essere femminile che dopo averlo fatto crescere ne diventerà partner inseparabile. Dall’altra parte, il suo vecchio mondo di valori (la compagnia incaricata di estrarre i preziosi minerali di Pandora) guidato da fanatici uomini in divisa e in camicia che pretendo di calpestare l’altro dall’alto della propria arroganza (perfettamente mainstream statunitense). Per certi versi, una brutta copia di Balla coi lupi.
Il tutto costituisce un polpettone trito e ritrito, visto, abusato. Il fim manda una miriade di messaggi etici, dall’ambientalismo alla paranoia della guerra al terrore. Tutti temi sui quali è in fondo difficile trovarsi in disaccordo. Ed è proprio questo a risultare, a mio parere, estremamente noioso. Un inno al politicamente corretto servito su un piatto di mega effetti speciali che non riescono a nascondere le pretese fortemente ideologiche del film. Un blockbuster, di quelli all’ennesima potenza.
A mio giudizio, una cosa di rara insopportabilità, se non fosse per la goduria degli occhi.
In Calabria ci sono migliaia di immigrati africani che lavorano nei campi, per raccogliere la frutta e la verdura che finisce sulle tavole di mezzo paese. Sono in mano alla ‘ndrangheta, che li costringe a lavorare per una miseria (20 euro al giorno), a dormire nelle stalle, a mangiare avanzi, a condurre una vita da animali.
Gli immigrati, finalmente, provano a protestare. E molti cittadini di Rosarno cosa fanno? Gli vanno contro, li accusano di essere dei criminali.
Poi arriva Maroni, il Ministro degli Interni, a dire che il problema è che ci sono troppi immigrati clandestini. E non, invece, che ci sono decine e decine di ‘ndrine della ‘ndrangheta che lucrano suil lavoro di questi esseri umani ridotti a schiavi. La ‘ndrangheta è attualmente la più ricca e potente delle organizzazioni criminali italiane. Ma Maroni non è un coraggioso, preferisce scaricare il problema su chi non può difendersi.
Io sto con ognuno di quegli africani. In mezzo a tanta melma, sono loro i veri italiani, quelli che cercano ancora di battersi per la propria dignità.
“Now Tom said “Mom, wherever there’s a cop beatin’ a guy
Wherever a hungry newborn baby cries
Where there’s a fight ‘gainst the blood and hatred in the air
Look for me Mom I’ll be there
Wherever there’s somebody fightin’ for a place to stand
Or decent job or a helpin’ hand
Wherever somebody’s strugglin’ to be free
Look in their eyes Mom you’ll see me.”
Ieri siamo andati a vedere Rodrigo Y Gabriela , due chitarristi messicani, in concerto al The Academy; per loro era il quarto spettacolo a Dublino nel giro di pochi mesi, dato che i biglietti vanno a ruba.
Non li conoscevo granchè, sono due fenomeni capaci di riarrangiare pezzi diversissimi, da Piazzolla ai Pink Floyd; il risultato è un pò barocco, ma di grande qualità.
p.s. il video è preso da un concerto ad Amsterdam.
Ci saro’, al No Berlusconi Day. A O’Connell Street, Dublino. E ci saranno centinaia di migliaia di persone in mezzo mondo, soprattutto a Roma. Senza partiti che comandano (e che al limite, a parte quella cosa informe che chiamano PD, partecipano), senza comici parlanti sul palco, senza finti salvatori della Patria. Solo gente che ha esaurito la propria pazienza.