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Dimartino – live in Bruxelles

Fa sempre piacere pensare che la musica italiana riesca a varcare i confini ed arrivare anche all’estero, quando si tratta di buona musica. E allora vado contento a vedere Antonio DiMartino suonare alla Piola Libri di Bruxelles, accompagnato al piano da Antonio Trabace.

Il pubblico non è quello giusto. La maggior parte dei presenti infatti non è li per la musica, non capisce l’italiano e vuole solo bersi il solito aperitivo del venerdi sera e parlare a voce alta. Ed è un peccato, perché il set acustico ne soffre, cosi come ne soffrono DiMartino e Trabace, quasi imbarazzati a dover suonare in un posto dove sono solo in pochi ad ascoltarli.

Ma suonano bene, cantano altrettanto bene, e fanno intravedere una classe ed uno stile musicale elegante, originale e che affonda le proprie radici nel meglio della musica contemporanea. L’album che promuovono, “sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile”, è fatto di canzoni dai testi veri ed intelligenti, attuali, privi di ammiccamenti facili e ritornelli banali.

Gran bella cosa, DiMartino.

Wilco, live at AB concert, Bruxelles, 02/03/12

Forse la genialità dei grandi gruppi sta nel sapere presentare melodie e idee in apparenza semplici senza farle sembrare banali. I Wilco sono dei maestri da questo punto di vista.

Avevo cominciato ad ascoltare da poco il recente The Whole Love e appena ho visto i biglietti in vendita per il concerto di Bruxelles non ci ho pensato due volte. Poi li ho messi nel dimenticatoio,  e oggi finalmente il concerto.

I Wilco sono una band di quelle rare: perfetti da un punto di vista tecnico, con un suono ricchissimo, mai sbavato, tempi gestiti sempre con maestria. E soprattutto, sono veri. Niente plastica,  suoni preconfezionati o banalità. Anche le melodie più semplici sono sempre efficaci e suggeriscono un’ispirazione vera, quella che il cantante/leader della band, Jeff Tweedy, riversa in ogni sua canzone. Ad ascoltarli si colgono influenze importanti, dai R.E.M ai Beatles, dal folk di Dylan ai suoni rock degli anni ’90. Wilco, però, è in attività da circa 10 anni. Pochi, per un gruppo che ha saputo affermarsi già cosi tanto come uno punti saldi del rock cantautoriale dei nostri tempi.

Dal vivo, il gruppo esegue molti brani dell’ultimo album, insieme a pezzi importanti del repertorio, come “One wing” , “A shot in the arm“, “Hummingbird”. La bellezza di molti brani sta nello spiazzamento improvviso, nel cambio di melodia che spesso arriva a metà canzone e rielabora tutto il senso del pezzo; senza quasi mai sbavare.

Dicono che davanti alle grandi opere d’arte ci si possa commuovere. Io a sentire certi brani del Wilco, dal vivo, mi sono  commosso.

 

Fleet Foxes live, Forest National, Brussels

In effetti non avevo ancora ascoltato bene il loro secondo, recente album, Helplessness Blues. Quel tanto che bastava comunque, insieme al ricordo del bellissimo album d’esordio, omonimo, per decidere di vederli in concerto. I Fleet Foxes dal vivo sono stati una bella sorpresa: capaci di confermare innanzitutto la bravura nel canto e nella pulizia dei suoni che ti aspetteresti essere frutto di un lungo lavoro di editing a registrazione avvenuta, dunque non riproducibile dal vivo; ma anche capaci di rendere gli arrangiamenti pù corposi, per qualche verso più rock e accattivanti. E’ anche vero che, se non li si apprezza davvero, un loro live può risultare troppo lungo: certi brani durano parecchi minuti, e i cori sono insistenti e a volte monotoni. Ma anche questo fa parte del repertorio di un gruppo capace di regalare capolavori come Ragged Wood, White Winter Hymnal o The Shrine.

 

Riassunto breve

Eccoci di nuovo, con ben due mesi e niente post sulle spalle. Difficile dire dove ero rimasto. Più semplice fare un resoconto breve di vicissitudini e varie:

- Ascot, il nostro cane di famiglia, si è perso giorno 11 Marzo mentre scorrazzava fra i prati e i boschi di un paesino dell’Etna. Mio padre, come sempre, lo aveva lasciato libero di correre per qualche minuto prima di tornare a casa. Ma a un certo punto di quel giorno disgraziato, Ascot non è tornato più.

La notizia mi è arrivata mentre stavo per imbarcarmi su un volo ryanair per Dublino per passare un fine settimana fra amici e Guinness.

La tristezza, e l’inquietudine, sono state immense per tutti noi. Giorno 17 Marzo ho fatto un biglietto per Catania e giorno 18 sono arrivato a casa. Giorno 19, dopo ricerche estenuanti (ho potuto parteciparvi solo giorno 18 sera), ci hanno telefonato per dirci che avevano trovato Ascot, in un paesino lontano circa 15 km da dove si era perso.

Cosi Ascot è tornato a casa, fra pianti, gioia, amici e parenti in visita per salutarlo. Una pena immensa finita con un grande sollievo. Per chi non ha idea di cosa possa significare non trovare più il proprio cane, consiglio la visione di un piccolo film argentino, “Bombòn el perro“.

- Bruxelles, oggi piovosa, ha cominciato a regalare nelle ultime settimane delle bellissime giornate, con sole, temperature primaverili, e da qualche tempo luce fino a tarda sera. Abbiamo reagito al regalo comprando piante varie e soprattutto un barbecue che dopo qualche difficoltà in fase di partenza ci ha reso felici grazie a salsicce e bistecche succulente, senza farci poi mancare il classico limoncello di casa

- Sabato scorso ho fatto da fotografo al fianco di una amica blogger ottenendo così il diretto ad un ingresso gratuito al concerto a Bruxelles dei Mogwai, sold out da tempo. Le foto le ho fatte, il concerto me lo sono stra-goduto. Sia per la svolta, ma soprattutto per i Mogwai stessi, gente di grande rock e classe.

Per il resto, si lavora, si gioca a pallone (ci si allena, in realtà) e si studicchia la chitarra.

Partire, tornare, andare

Partire, lasciare un’altra città a cui ho voluto bene ma che non sempre ho amato. A metà giugno ho lasciato Dublino, dopo 3 anni, viaggi verso la costa ovest d’Irlanda e macchine cariche di gente ad esplorare i posti, paesaggi più verdi di quelli che mi avevano raccontato, pub più belli e più sporchi di quanto avrei pensato. Della buona musica per strada, ottimi concerti in città, tre case cambiate, buone cene, aerei che vanno via dall’isola, pioggia insistente, vacanze al sole sognate e poi fatte davvero, vento, partite a pallone il venerdi di pomeriggio presto, i buoni amici e le loro ragioni.

Tornare, ad Acireale, in Sicilia, per un mese e mezzo come non facevo dai tempi dell’università. Stare a casa, sentire il tempo che passa un poco più lento, assorbire il sole e sentire che la pelle sta meglio, uscire la sera con una maglietta e avere ancora caldo, mangiare granite al mattino e organizzare mangiate di pesce con vino e chitarre per la sera, partecipare al festival, partire per due giorni in riva al mare e la campagna in fondo alla strada. Bagni ogni giorno, con i muscoli che dicono grazie per lo sforzo, buon vino da bere la sera.

Andare, verso Bruxelles. Una casa nuova da arredare, Ikea da maledire, la padrona di casa da comprendere, le abitudini da condividere, un lavoro nuovo che all’inizio si fatica a capire, colleghi e facce nuove, lingue nuove, delle buone pizzerie, un terrazzo stupendo, tempo variabile ma con ottime giornate assolate, viaggi in Germania sempre per lavoro, sere con persone nuove e accoglienti.

Ne sono successe e cambiate, di cose, dall’ultimo post su questo blog.