Category Archives: Chi sono, dove sono

Sangue e cemento

“Alzare gli occhi dal libro (leggeva sempre, in treno) e ritrovare pezzo per pezzo il paesaggio – il muro, il fico, la noria, le canne, la scogliera – le cose viste da sempre di cui soltanto ora, per esserne stato lontano, s’accorgeva: questo era il modo in cui tutte le volte che vi tornava, Quinto riprendeva contatto col suo paese, la Riviera. [...] Però ogni volta c’era qualcosa che gli interrompeva il piacere di quest’esercizio e lo faceva tornare alle righe del libro, un fastidio che non sapeva bene neanche lui. Erano le case: tutti questi nuovi fabbricati che tiravano su, casamenti cittadini di sei otto piani, a biancheggiare massicci come barriere di rincalzo al franante digradare della costa, affacciando più finestre e balconi che potevano verso mare. La febbre del cemento s’era impadronita della Riviera. ” (Italo Calvino – La speculazione edilizia)

Cerco sempre di contare le case nuove, i palazzi in mezzo ai limoneti, le fondamenta appena gettate a ridosso della riserva naturale.  E mi accorgo del terreno che scompare, inghiottito dal cemento, che si porta via pure la sensazione di benessere reale che le piante danno. Non vedo nessun piano, nessuna idea né progettazione ma solo la voglia di spargere cemento, di mummificare un territorio e sterilizzare quello attorno alla nuova casa in attesa dell’arrivo del prossimo palazzinaro.  Poi arriva un nubifragio, e gli esempi più selvaggi della febbre del cemento vengo travolti insieme alle vite degli abitanti.

Ai palazzinari selvaggi di quest’epoca io auguro solo una cosa: che l’interno dei vostri salotti di cafoni arricchiti possa ospitare il momento in cui vi ritroverete soli a contemplare, magari all’improvviso, il vostro squallore.

L’amaca

“I più giovani non possono neanche immaginare quali e quanti rigurgiti del passato, in questi giorni, affollino la mente dei meno giovani. [...] La copertina dell’Espresso sulla nuova cementificazione del Paese rimandava diritti alle antiche gloriose campagne di Antonio Cederna, e alla vecchia fetida speculazione edilizia contro la quale registi oramai vegliardi, giornalisti defunti, intellettuali in pensione spesero (inutilmente) le loro animose giovinezze. Come idea di sviluppo e perfino come scandalo, la cementificazione ha la stessa freschezza, la stessa fantasia, la stessa modernità di un faldone di Pretura di cinquant’anni fa. Poi c’è la cassa del Mezzogiorno [...] con il misero Tremonti baciato dai questuanti di oggi che hanno intasca gli stessi pacchetti di voti, le stesse clientele, la stessa desolante furbizia politica di mezzo secolo fa. E consumano gli stessi ricatti, accontentati dagli stessi complici (settentrionali) di oggi. Come in un remake degli anni del dopoguerra e del boom, ma senza quell’euforia, quella spinta sociale. Solo un gran puzzo di muffa. E l’incredulità: ancora li, siamo? Ancora quelli, siamo?”

L’Amaca – Michele Serra – La Repubblica 2 Agosto 2009

Coahoma

E’ il titolo della canzone di Corey Harris che in questo momento mi suggerisce di fregarmene frescamente del pasticcio dal brutto sapore che propone ogni giorno il circo media-politica-società italiana.

E allora che Grillo si candidi pure, che Di Pietro continui a spendere soldi comprando pagine di giornali; davvero forse dovrebbe importarme(ce)ne meno. Si è vero, la situazione è grave, lo sappiamo.

Ma guardate, il sole è uscito qui dopo una giornata di pioggia.  Il mare prima o poi si avvererà. Corey Harris canta e suona ancora da Dio. E allora, giusto per oggi, trovo giusto mandare a cacare il circo di cui sopra.

La legge ammazza-internet

In seguito al post di Cirellus pubblico il link ad un’analisi della legge sulle intercettazioni in fase di discussione al Senato. La legge, fra le tante cose, è pericolosa per la libertà di stampa e per la libertà di espressione su Internet, in quanto costringerebbe chiunque pubblichi del contenuto on-line a pubblicare le rettifiche ai propri post/articoli ogni volta che vengano richieste.

L’analisi la trovate qui

Se davvero riusciranno a mettere sotto controllo la rete, prendo il blog e lo sposto su un server straniero. Così anche questo pezzo di me lascerà il paese.

Complimenti a chi ci governa. Il peggio del peggio.

Alitalia, cazzata tutta italiana

Ad Aprile 2007 Air France aveva lanciato un’offerta per comprare tutta Alitalia.  Con l’offerta i francesi si sarebbero accollati anche i debiti di una compagnia in cui manager, politici, amministratori, sindacati avevano mangiato montagne di soldi, portando alla bancarotta una delle aziende migliori del paese. Al governo c’era Prodi, ma poichè si era in aria di elezioni, Berlusconi pose il veto (a priori) sull’acquisizione da parte di Air France; sosteneva che la compagnia dovesse restare italiana.

Domani mattina, 13 gennaio, decollerà la nuova Alitalia, che appartiene a una banda di imprenditori (molti dei quali con condanne alle spalle) denominata CAI. Il partner sarà, guarda un pò, Air France. La compagnia francese ha appena acquistato infatti il 25% della nuova compagnia, al costo di un piatto di lenticchie, circa 300 milioni di euro. I francesi sono cosi gli azionisti di maggioranza;fra 5 anni, quando i soci CAI potranno vendere le loro azioni, prenderanno il controllo pressochè totale dell’azienda. I debiti della vecchia Alitalia, che Air France avrebbe pagato, sono finiti sulle spalle dello Stato Italiano e quindi dei cittadini. La compagnia è stata insomma pulita dei debiti, accorpata ad Air One (piena pure questa di debiti) e venduta per due lire. Gli imprenditori italiani cercheranno di farla fruttare nei prossimi anni, mentre Air France ha già vinto la sua partita senza dovere praticamente giocare. Gli italiani pagheranno per anni e anni.

Fino a quando ci ostineremo a non fare attenzione a cose del genere, scordiamoci della possibilità, e della pretesa, di essere un paese civile.

Le porte di domenica

Vi capita mai di trovarvi nel mezzo di una domenica sera, sul divano a navigare su internet e realizzare che non c’è quasi nulla da mangiare in frigo? A me stasera è capitato.

Così mi sono infilato le scarpe e sono andao al Centra, il supermercato vicino casa. Sulla strada del ritorno mi rendo conto di avere scordato le chiavi. Naturalmente in casa non c’è nessuno, non ho il telefonino, ed è già buio.

Ho una sola possibilità: riuscire a entrare dal giardino, dato che avevo lasciato la porta della stanza dopo la cucina aperta per fare cambiare l’aria. Così arrivo, poso la pizza accanto alla porta di casa e mi dirigo alla porticina del giardino, che sta a fianco della casa. Provo a scavalcare arrampicandomi sul muretto ma non mi viene bene, è alto da questo lato e c’è pure un mattone mezzo staccato. Una signora nel frattempo esce di casa, mi vede (io in tuta, giubbotto nero, felpa con cappuccio e scarpe da ginnastica) e mi guarda strano: cerco di darmi un tono e farfuglio, ancora sul muretto, un imbarazzato “hello”: se ne va senza guardarmi e accellerando il passo.

Così mi decido a suonare al vicino, gli spiego la situazione e lui mi fa entrare per scavalcare dal muretto del suo giardino, decisamente più basso. Lo ringrazio senza guardarlo in faccia (ma lui era tranquillissimo e sorrideva), entro in casa, apro la porta e recupero la mia pizza lasciata li davanti. I Simpsons stavano giusto cominciando.