Category Archives: Irlanda

Slán leat

Le mie valigie non ne possono più di aspettare, e allora ho deciso di onorare il mio contratto nei loro confronti.

Si parte, slán leat Irlanda, slán leat Dublino.

Dopo 3 anni, vado via da questo paese e avrò tempo e modo di rimettere insieme pezzi di storie e ricordi, sommare e sottrarre, dividere per capire, rivedere le cose con una luce diversa.

Le mie prossime tappe sono già delineate, con la capitale d’Europa alle porte e una fermata di quelle buone ai box di casa mia.

Dublin soccer at sportsco

Nel frattempo, il buon Principe ha pubblicato un nuovo album e io lo ascolto mentre penso che sono contento.

Ristoranti e parrucchieri

Oggi sono andato a tagliarmi i capelli.

Con mia sorpresa, a tagliarmeli non è il solito tipo ma una signora rumena, sulla cinquantina, un pò matrona, con i capelli biondi tinti e la faccia simpatica. Capisce subito che sono italiano e ci mettiamo a parlare.

Mi dice che Dublino non le piace, anzi le fa schifo, e che invece lei ha vissuto in Italia, nel nord, e quelli si che erano bei posti, e si faceva una vita migliore. Le chiedo se le manchi la Romania, e lei mi dice di no; in compenso, le manca un sacco l’Italia.

Visto che mi sembra così fissata, le faccio qualche domanda da italiano ansioso e forse un pò complessato su temi come il razzismo degli italiani nei confronti dei rumeni:

Io: “Ma come ti trovavi con gli italiani? E’ vero che a volte sono un pò cattivi, chiusi?”
E lei: “Ma si, no, cattivi, buoni, un pò di tutto”
Io: “E dove lavoravi?”
Lei: “Ho fatto un pò tutto, ristorante, pizzeria…”
Io: “Ah ok. E poi sei venuta in Irlanda”
Lei: “Si si, poi ristorante ha bruciato…”

Resto interdetto.

Io: “…bruciato?”
Lei: ” eh…si, lui proprio stronzo, non pagava mai…poi ristorante ha bruciato…”

Comincio a temere per i miei capelli.
Ma il taglio viene bene, lei mi saluta quasi con affetto ché finalmente ha parlato un pò d’italiano dopo tanto tempo, pago e vado.

Allez l’Irlande

Ieri sera ho visto la partita fra Francia e Irlanda, valida per l’accesso alla fase finale della Coppa del Mondo che si svolgerà in Sud Africa nel 2010.

Io e altri amici abbiamo tifato pesantemente per l’Irlanda: sia perché c’è il Trap, sia perché spesso i francesi non sono proprio nostri amiconi quando si tratta di pallone, ma soprattutto per un motivo:  l’Irlanda, con tutte le sue carenze tecniche, con diversi giocatori di livello mediocre, con la scarsa esperienza internazionale, è stata in questi mesi una squadra vera. Ci mettono l’anima, una grinta vera, quella di chi non ha mai vinto nulla e sente di doverci provare ogni volta.

Vederli eliminati per una porcheria del genere, che macchia la carriera di un ottimo giocatore (Henry), fa onestamente rabbia.

E tutti i topi vennero a galla

Crescita annuale del PIL almeno sopra il 5%. I salari più alti della zona Euro. Uno scenario politico stabile, dominato dai neo-liberisti del Fianna Fail .  E un mercato della lavoro aperto e agilissimo. Questa è stata l’Irlanda, almeno fino a sei mesi fa.

Credo di ricordare abbastanza bene i momenti in cui è diventato chiaro che tutto stava per cambiare. La mia ex coinquilina aveva cercato invano lavoro per almeno 3 mesi in un paese in cui un ragazzo dai vent’anni in su si sarebbe lamentato se il lavoro non lo avesse trovato in tre settimane. Ricordo bene le storie di persone che lasciavano il lavoro, se ne partivano per sei mesi in vacanza e una volta tornate  ne trovavano uno migliore. Venendo dall’Italia dei nostri anni, trovavo tutto questo ai limiti dell’impossibile.

Ma l’Irlanda è cambiata, continua a cambiare in maniera straordinariamente veloce e rivela anche aspetti contorti, difficili da decifrare. L’economia è in caduta libera. Come riportato in un articolo di The Economist della scorsa settimana, il paese è inserito fra quelli a rischio default e il suo PIL precipiterà quest’anno a meno 5%.

Il mercato del lavoro ne risente molto, e poche settimane fa la Dell ha annunciato che chiuderà i propri stabilimenti di Limerick per trasferirsi in Polonia; in soldoni, si tratta di quasi 2.000 posti di lavoro in meno. Ogni giorno escono notizie simili; persino Ryanair ha annunciato il taglio di 200 posti a Dublino.

La situazione politica è difficile, e rivela giorno dopo giorno l’incapacità del Governo nel gestire un boom economico durato quasi vent’anni e che si rivela sempre di più un’immensa bolla di sapone. Il Fianna Fail è letteralmente precipato nei soliti sondaggi sulle intenzioni di voto.

Il settore bancario rivela in continuazione scandali e malefatte di diversi tipi.

Ora, la vita delle persone non è fatta di sondaggi, di scandali bancari o di PIL. Ma io ho la sensazione che qui tutto si rifletta immediatamente sulla società. E soprattutto ho altre sensazioni, meno definite ma a volte inquietanti. Mi sembra di capire che il boom, il benessere e la ricchezza siano state alimentate da una bulimia di avidità;  mi fanno impressione le case costruite in poche settimane e vendute (oramai non più, la bolla immobiliare è eplosa) per milioni di euro; mi colpisce sapere di persone della mia età (soprattutto irlandesi) che pur avendo lavori dignitosi e ben pagati hanno sperperato tutto e poi chiesto i mutui per andare in vacanza.

E’ chiaro che ciò non rispecchia tutto il paese. A fine gennaio ho passato un week end sulla costa Ovest, nella contea di Clare; mi è capitato di scambiare due parole con delle persone del luogo. Il proprietario dell’ostello, a proposito della crisi, a un certo punto mi ha detto: “Io penso che il Paese se la meriti, questa crisi. E ne sono contento, in fondo. Qui si è solo pensato a speculare, a costruire case che nessuno abiterà, a imporre la legge del più ricco e a seguire i capricci delle banche. Tutto questo mentre al Paese mancano le autostrade e i partiti politici si sono trasformati in comitati d’affari”.

Look after your jobs

I tassisti di Dublino sono spesso degli ottimi compagni per una chiaccherata sulla strada di casa. Ieri sera tornavo a casa con Claudia e Tommaso, non c’erano autobus e cosi abbiamo preso il taxi.
Dopo il sempreverde discorso sulla nazionale irlandese e Trapattoni, e “please god we make it to the cup”, il tassista si è lanciato in un discorso economico-sociale il cui succo veniva riassunto dalla frase: “Look after your jobs”, e cioè “tenetevi stretto il lavoro”.

Che succede, nel paese dove tutti sembravano potere cambiare lavoro da un giorno all’altro per trovare condizioni migliori?

L’Irlanda è stato il primo paese europeo ad entrare ufficialmente in recessione. La Tigre Celtica, che macinava percentuali di aumento del PIL annuale da capogiro fino a un paio di anni fa, si è fermata. La bolla immobiliare che è stata al centro del boom si è sgonfiata di botto: hanno costruito troppo, le case hanno prezzi astronomici e molti progetti sono ora bloccati. Qualche settimana fa 6 banche irlandesi sono state praticamente salvate dal governo dopo avere perso metà del proprio valore finanziario in una sola giornata.

Il Fianna Fail, il partito che ha guidato il paese negli anni del boom, comincia a perdere pezzi: B. Ahern, accusato di corruzione a destra e manca, si è dimesso poco tempo fa. IL suo successo, B. Cowen, sembra lì lì per cadere ogni settimana.

In tutto questo, alcune compagnie licenziano (Paypal), annunciano tagli (Aer Lingus), altre pianificano di spostarsi nell’est europeo (Dell). Il tassista dice please God it’ll get better soon. Ma non penso tutto questo finirà presto.

Le porte di domenica

Vi capita mai di trovarvi nel mezzo di una domenica sera, sul divano a navigare su internet e realizzare che non c’è quasi nulla da mangiare in frigo? A me stasera è capitato.

Così mi sono infilato le scarpe e sono andao al Centra, il supermercato vicino casa. Sulla strada del ritorno mi rendo conto di avere scordato le chiavi. Naturalmente in casa non c’è nessuno, non ho il telefonino, ed è già buio.

Ho una sola possibilità: riuscire a entrare dal giardino, dato che avevo lasciato la porta della stanza dopo la cucina aperta per fare cambiare l’aria. Così arrivo, poso la pizza accanto alla porta di casa e mi dirigo alla porticina del giardino, che sta a fianco della casa. Provo a scavalcare arrampicandomi sul muretto ma non mi viene bene, è alto da questo lato e c’è pure un mattone mezzo staccato. Una signora nel frattempo esce di casa, mi vede (io in tuta, giubbotto nero, felpa con cappuccio e scarpe da ginnastica) e mi guarda strano: cerco di darmi un tono e farfuglio, ancora sul muretto, un imbarazzato “hello”: se ne va senza guardarmi e accellerando il passo.

Così mi decido a suonare al vicino, gli spiego la situazione e lui mi fa entrare per scavalcare dal muretto del suo giardino, decisamente più basso. Lo ringrazio senza guardarlo in faccia (ma lui era tranquillissimo e sorrideva), entro in casa, apro la porta e recupero la mia pizza lasciata li davanti. I Simpsons stavano giusto cominciando.

No alcohol, to tobacco, no eggs!

A quanto pare, uno dei problemi che attanaglia gli abitanti di alcuni quartieri di Dublino è il continuo lancio di uova ad opera di discoli fra i 6 ei 20 anni, detti anche Knacker, che si divertono ad esercitare la propria mira prendendo per bersaglio passanti, auto, o finestre aperte nelle tipiche casette a due piani.

Le uova volano soprattutto nei quartieri nord di Dublino, regno dei knacker. Un mio amico francese mi ha raccontato ieri sera di essersene baccato uno mentre cucinava (no, non lo ha usato poi per farsi una frittata).

Così, le solerti autorità dublinesi hanno pensato ed emanato una legge ad hoc: d’ora in poi, niente uova a chi non può dimostrare di avere 18 anni alla cassa del supermercato. No alcohol, to tobacco, no eggs!

nota: la notizia attende ancora di essere verificata, ma ritengo la mia fonte attendibile.

Il Donegal e il Principe

Il Donegal si trova nella parte nord-ovest della Repubblica d’Irlanda, ed è considerata da molti come la zona più selvaggia e naturale di tutta l’isola. Ci sono andato due settimane fa insieme a quattro amici, in macchina. La strada da Dublino è lunga, circa 4 ore, più le 2 che abbiamo perso a causa di un incidente. La prima notte l’abbiamo passata a Donegal City, carina e piccolissima, dove abbiamo trovato ad accoglierci la sgnora dell’ostello in vena di scherzi (ha finto di avere perso la nostra prenotazione quando siamo arrivati) e un pub con suonatori di musica tradizionale circondati da facce simpatiche e bicchieri di Guinness. Il primo giorno abbiamo visitato Ardara e Maghera, che ha una spiaggia bellissima, e siamo andati a dormire nella triste cittadina di Buncrana (davvero la più brutta vista qui fino ad ora).

Donegal - Malin Head

Ma la delusione della sera si è trasformata, il giorno dopo, in meraviglia assoluta non appena siamo arrivati nella penisola di Inishowen: la spiaggia di Five Strand è uno spettacolo che spero di non dimenticare mai, con il promontorio verde, la laguna azzurra e la sabbia finissima; e poi Malin Head, cioè la punta più a nord di tutta l’Irlanda, dove ci siamo seduti sul promontorio a guardare l’oceano.

Il Principe, invece, cioè Bonnie “Prince” Billy, sono andato a vederlo suonare sabato scorso al Vicar Street. Prima di andare ho ascoltato parecchio il nuovo “Lie down in the light”, ma il concerto si è rivelato più folk del previsto. I musicisti sembravano usciti da una cartolina degli States rurali di 50 anni fa, e anche gli arrangiamenti rivelavano una svolta “tradizionale” più forte di quanto mi aspettassi. Il concerto è cominciato con l’ottima “Where is the puzzle”, e via via tutto il nuovo album intervallato da qualche pezzo più vecchio. Nonostante la qualità e la bravura del nostro, tuttavia, sono rimasto un pò tiepido per buona parte del live. Ho capito che preferisco il Bonnie di “I see a darkness”, più scuro e tagliente, al nuovo, più solare e rustico. La parte migliore, per me, è stata quella finale, quando il gruppo ha suonato di fila “Strange form of life”, “I see a darkness” e “I’ll be glad” lasciandosi finalmente andare a qualche schitarrata più generosa ed elettrica. Ma nel complesso, comunque, posso dirmi soddisfatto.

Post a parte meriterebbe il concerto di Iron e Wine, che ho visto a maggio. Vediamo se riuscirò a ricordarmi abbastanza da scriverne.