Allora, questo è un post pubblicitario: anche quest’anno abbiamo creato dei cesti natalizi in vendita su Mizzica.com. Ogni cesto contiene prodotti selezionati con cura, e regaliamo la spedizione in tutta Italia per tutti i cesti (se si ordinano singoli prodotti, invece, bisogna spendere almeno 30 euro per avere la spedizione gratis).
Insomma, noi ci mettiamo la materia: voi pensate a fare i regali
Di ritorno dal Lussemburgo, sul treno, ho letto la notizia e non ho realizzato.
Mi connetto al sito del corriere dieci minuti fa e finalmente metto a fuoco: Totò Cuffaro è in carcere. La cassazione lo ha condannato in via definitiva a 7 anni di carcere con l’accusa di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.
Per chi da anni soffre nel vedere tutte le possibilità di riscatto di una regione e di una paese intero uccise nella culla, si tratta di una botta di energia. Non è sollievo, non è serenità, non è soddisfazione. E’ conferma del fatto che la schiena dritta deve essere allenata ogni giorno: non cedere alla tentazione di considerare tutto e tutti la stessa merda, non arrendersi all’idea che le cose non possono cambiare, non credere al cinismo di chi dice che tanto poi in fondo tutto resta uguale. Non è cosi. Che quello di oggi sia un inizio.
Report ha realizzato un’interessantissima puntata sulla situazione di Catania; la puntata e’ stata trasmessa ieri su RAI3. Stamattina c’era un articolo su Repubblica.it che ne parlava ma non lo trovo piu’. La trovate qui.
Grazie a Roberta per la segnalazione del link.
Ripeto: è a Sud chel’Italia deve affrontare e sconfiggere i propri demoni. Senza inutili isterismi. Con l’informazione, la riflessione e l’impegno di tutti a parlare di queste cose.
Grazie alla segnalazione di Lella , mi accorgo, con ritardo, che oggi sono trent’anni esatti che Peppino Impastato e’ stato ucciso a Cinisi.
Quasi impossibile, pero’, trovarne notizia sui giornali italiani. La Repubblica e il Corriere non ne parlano, figuriamoci i giornali siciliani tipo La Sicilia.
Peppino Impastato ha lottato per il presente dei siciliani e degli italiani in generale.
Ma la memoria istituzionale del paese, come si vede, e’ breve e codarda.
Voglio evitare di parlare di problemi legati alla politica italiana. Ma questa è una cosa troppo seria e importante. Come sapete, Totò Cuffaro non vuole dimettersi dalla Presidenza della Regione Sicilia nonostante sia stato condannato a cinque anni per favoreggiamento e all’interdizione dai pubblici uffici.
L’altro giorno, nel mezzo di una riunione, qualcuno ha tirato fuori “Catania”, descrivendola come un “piccolo centro della Sicilia”. L’ambiente era informale e io, preso da un improvviso senso di orgoglio, mi sono alzato per precisare “…di medie dimensioni, non piccolo”. Risate, l’ambiente era proprio rilassato.
Poi ci ho pensato dopo. Si diventa più orgogliosi a stare lontani dalla propria terra, che è sempre la più bella del mondo, in fondo.
Totò Cuffaro rischia otto anni di galera. Questa infatti è la richiesta dell’accusa, avanzata dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone nel corso del processo in svolgimento a Palermo sulle “talpe della Dda”, cioè di quanti, all’interno dell’amministrazione pubblica e delle forze dell’ordine, stavano (e magari stanno) in combuta con la mafia, passando informazioni preziose a Cosa Nostra. Le indagini sembrano avere tolto il coperchio da una pentola piuttosto grande e piena di porcherie, e non è certo la prima volta che Cuffaro viene accusato di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra.
La cosa preoccupante, però, è che il processo potrebbe svolgersi altrove, e non a Palermo. I difensori, infatti, hanno chiesto di spostare il processo perchè la situazione di Palermo, a loro dire, non è serena, ma “grave”.
Quando una persona (un politico importante accusato di reati gravissimi, magari), in Italia, è nei guai con i giudici, ha a propria disposizione un’arma micidiale: chiedere di essere giudicato da altri giudici. In teoria potrebbe essere un atto di civiltà, godere di questa garanzia. In pratica, si tratta di una via di fuga per i peggiori personaggi del nostro paese, che in un modo o nell’altro la fanno franca, e poi passano il tempo a screditare chi ha lavorato per scoprire le connivenze, gli atti illeciti, i reati.
Speriamo stavolta non sia così, e attendiamo la sentenza della Cassazione, chiamata a pronunciarsi in merito alla richiesta di trasferimento del processo.
Finalmente anche la stampa nazionale ha deciso di dare spazio ad uno dei pericoli ambientali più devastanti cui potrebbe andare incontro la Sicilia nei prossimi anni, cioè le trivellazioni nella Val di Noto, culla del barocco siciliano. Su Repubblica.it è stato pubblicato un lungo articolo di Giovanni Valentini che analizza la situazione della concessione dei permessi per le trivellazioni.
La procedura è attualmente sospesa, ma nel groviglio di assessori, delibere, decreti e pastrocchi burocratici, è importante tenere l’attenzione vigile sul processo che permetterebbe, e sulla carta già permette, ad una società texana di trivellare la zona, che comprende i comuni di Catania a Noto, Ragusa, Caltagirone, Militello, Modica, Scicli e Palazzolo Acreide.
Consiglio a tutti di leggere l’articolo, ben costruito e dettagliato. A presto con informazioni e dettagli.